Licenziati senza aver lavorato neanche un giorno: c'è (finalmente) il lieto fine

Salvi i lavoratori Caf per cui era stata aperta la procedura di licenziamento a ottobre scorso. Ne parla MilanoToday: i dettagli

Licenziati senza aver lavorato neanche un giorno: c'è (finalmente) il lieto fine. L'incontro al ministero del Lavoro

Cinquantasette operai licenziati senza aver lavorato neanche un giorno. Un incubo, ma ora c'è il lieto fine: accordo trovato ed esuberi evitati. Possono infatti sorridere gli operai di Caf Italia, l'azienda con casa madre in Spagna che il 25 ottobre 2019 aveva fatto partire un licenziamento collettivo per 233 operai in giro per l'Italia. L'incubo dei dipendenti, tutti tecnici specializzati nella manutenzione dei treni, era iniziato dopo il bando del 9 marzo 2018 con cui Trenitalia aveva indetto una gara per "l'affidamento del servizio di manutenzione preventiva e correttiva dei convogli Etr 500 - i Frecciarossa - della durata di sei anni". 

Operai licenziati senza mai lavorare: la storia

A vincere quel concorso, racconta MilanoToday, era stata proprio Caf Italia, che negli impianti di Milano Martesana cura le locomotive degli Etr 401 e che aveva battuto Hitachi Spa, che quei Frecciarossa li produce e con la "figlia" Sitav li controlla praticamente da sempre. Così, Caf aveva dato vita ad una massiccia campagna di assunzioni - molti, moltissimi operai erano passati da Hitachi a Caf -, mentre la ditta sconfitta aveva presentato ricorso al Tar sottolineando - in soldoni - che l'azienda spagnola non era pronta a un lavoro del genere, che non aveva operai specializzati e che a mostrarlo erano, anche se indirettamente, proprio le nuove assunzioni che si erano rese necessarie dopo la vittoria del bando. 

I giudici amministrativi avevano dato ragione a Hitachi, riassegnando il bando, e a quel punto Caf aveva annunciato gli esuberi perché "si trova nella necessità di procedere alla riduzione del proprio organico per complessive n. 233 utilità, che risultano essere strutturalmente in esubero rispetto alle mutate esigenze organizzative e produttive" per "gli effetti della sentenza del Tar Lazio del 3 luglio 2019". Tra quelle "233 utilità", molte assunte fino a giugno e che tecnicamente non avevano mai iniziato a lavorare sui treni del bando, nei capannoni meneghini erano a rischio sessantuno operai, tutti tecnici di manutenzione assunti come operai qualificati. Tra quei sessantuno quattro si sono dimessi dopo aver trovato un altro lavoro, mentre il futuro di cinquantasette di loro è rimasto in bilico a lungo.

Il 16 gennaio, in un incontro al ministero del Lavoro, è arrivata la svolta per il lieto fine. Fim e Uilm hanno infatti siglato un accordo che - spiegano le sigle - "chiude la drammatica vertenza iniziata all’atto dell’avvio della procedura di licenziamenti collettivi per 233 lavoratori". "È stato necessario - chiariscono i sindacati - firmare un accordo articolato di gestione della rotazione e delle trasferte dei lavoratori presso i cantieri attivi e con esigenza di personale, per evitare il trasferimento coatto senza alcuna tutela economica".

Fonte: MilanoToday →

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