Sabato, 24 Luglio 2021

Guardi video porno a lavoro? Non possono licenziarti

A deciderlo è la Corte di Cassazione che ha "premiato" il ricorso di un dipendente allontanato dal lavoro perché nella cronologia del suo computer erano stati trovati accessi a siti pornografici

PALERMO - Scoperto a guardare filmati hard a lavoro, licenziato e poi riassunto. Tutto merito della I sezione civile della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso fatto da una società, che gestisce una casa di riposo nel palermitano, che aveva "cacciato" un proprio dipendente.

L'azienda, infatti, aveva controllato il pc dell'addetto all'accettazione e la cronologia non aveva lasciato spazio a dubbi: accesso a siti pornografici in orario di lavoro. A quel punto i dirigenti avevano deciso, carte alla mano, di querelare, punire e licenziare il dipendente.

L'uomo però, infastidito dalla situazione, si è rivolto al Garante della privacy per esporre le proprie rimostranze. La vicenda è così giunta nelle mani del Tribunale di Palermo che ha "assolto" l'uomo precisando come la "pornografia sia la trattazione o rappresentazione di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore, e l'erotismo sia l'insieme delle manifestazioni dell'istinto sessuale sia sul piano psicologico e affettivo sia su quello comportamentale". 

"Secondo le sezioni penali di questa Corte la pornografia - continua la sentenza - è compresa nel più ampio concetto di oscenità e si identifica con la descrizione o illustrazione di soggetti erotici, mediante scritti, disegni, discorsi, fotografie, che siano idonei a far venir meno il senso della continenza sessuale e offendano il pudore per la loro manifesta licenziosità".

Fonte: Palermo Today →
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