Post lockdown, addio grande città: la famiglia si trasferisce in montagna: “Priorità ai miei figli e al loro benessere”

La testimonianza di Michele Ruschioni, libero professionista romano che si è trovato a passare il lockdown a Madonna di Campiglio e ha deciso di rimanere lì con la famiglia

Quando è scattato il lockdown, il romano Michele Ruschioni e la sua famiglia si trovavano in vacanza a Madonna di Campiglio. Due mesi sicuramente tosti ma che paragonati alla situazione vissuta da chi è rimasto in una grande città come Roma sono sembrati davvero una vacanza, ammette. Con il pensiero però di quello che succederà a settembre, Ruschioni ha deciso: addi Capitale, si resta in montagna.  

“Quando una bambina di undici anni ti fa notare che qui si vive meglio, perché non si passano due ore al giorno in auto, è obbligatorio fermarsi e pensare cos’è la normalità e cosa fare”, dice Ruschioni a RomaToday. Libero professionista che per lavoro fa video in giro per l'Italia, Ruschioni durante il lockdown ha continuato a lavorare in smart working. Per lui dal punto di vista professionale cambia poco. "Avrei viaggiato facendo base a Roma, viaggerò partendo qui dal Trentino". Diverso è invece il discorso per quanto riguarda i suoi bambini.

"I bambini hanno iniziato a fare sport e attività ricreativie qui. Per accompagnarli, anche passando da una valle all'altra della zona, ci si impiega non più di 10 minuti. Una volta mia figlia mi ha detto: ‘Papà che bello, qui non dobbiamo stare ore in auto”’ Spesso non pensiamo a cose che dovrebbero essere normali, non ci accorgiamo che abbiamo abituato i nostri figli ad una normalità che normalità non è. Di fronte a ciò certe decisioni vengono più facili”

Nella decisione ha pesato anche il clima di incertezza legato alla riapertura delle scuole. Ruschioni ha già preso informazioni presso gli istituti scolastici di Madonna di Campiglio. "Qui le scuole hanno standard che neanche i migliori istituti privati romani si sognano. La cosa più banale da noi sarebbe una rivoluzione. Durante il lockdown hanno dotato tutti i bambini di i-pad, riconsegnati una volta che tutto ha riaperto. Scegliere da questo punto di vista è stato facile". 

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Un lockdown epifanico: "Prima non ci avevo mai pensato. Ero e resto un convinto sostenitore che gli stimoli e la possibilità di fare rete offerta da una grande città sia impareggiabile, però questo è un punto di vista da adulto. Ad un bambino serve poco per essere felice, ha altre priorità: c'è bisogno di un clima sereno, di un ambiente tranquillo, di non doversi preoccupare di morire storditi davanti ad un ipad o ad uno smartphone, il non dover spendere ore per andare a fare sport". 

Fonte: RomaToday →

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