Venerdì, 24 Settembre 2021
L'opinione / Milano

Chiudere Milano per salvare la Lombardia (e l'Italia)

Giovanni Pizzocolo su BresciaToday mette le cose in chiaro: "La regione guidata da Fontana, e dal sempre vigile Gallera, al massimo sforzo può arrivare a 1400 letti di TI. Nel giro di un mese, anche ipotizzando un ottimistico (ma non realistico) andamento lineare dei ricoveri, si arriverà ben oltre la soglia di allerta"

Evitare a ogni costo un'altra Val Seriana: chiudere Milano per salvare la Lombardia (e l'Italia). 

"56, 133, 173, 140, 318, 174, ieri 253: sono i nuovi ricoveri per coronavirus nell'ultima settimana in Lombardia, per un totale di 1.447. A questi si aggiungono i numeri delle terapie intensive, arrivati a quota 271. La media, sempre nell'ultima settimana, è stata di 21 al giorno: il trend di crescita è esponenziale, non c'è bisogno di essere esperti di statistica per capire che, anche nel breve periodo, questo andamento non è sostenibile - scrive Giovanni Pizzocolo su BresciaToday - La regione guidata da Fontana e dal sempre vigile Gallera, al massimo sforzo può arrivare a 1400 letti di TI. Nel giro di un mese, anche ipotizzando un ottimistico (ma non realistico) andamento lineare dei ricoveri, si arriverà ben oltre la soglia di allerta".

L'ipotesi lockdown in Lombardia

In base a questi numeri il Governo ha deciso la chiusura anticipata di bar e ristoranti. In mezzo a una seconda ondata pandemica, bere e mangiare in un locale chiuso non è certo una grande idea: secondo uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention (importanti organismi di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti), tra gli adulti che hanno fatto il test del SARS-CoV-2, quelli positivi hanno segnalato il doppio delle volte di cenare al ristorante, rispetto a quelli risultati negativi. 

"Ed è inutile strillare che sulla metropolitana e negli autobus è sicuramente peggio: si va per progressività, prima di paralizzare il sistema di trasporti di un paese è meglio chiudere qualche cucina". 

"Naturalmente, chi vede la propria attività bloccata dovrà essere rimborsato dallo Stato e, se i soldi non arriveranno, farà bene a scendere in strada a protestare. È chiaro che farlo prima non ha senso, nonostante la rabbia comprensibile". Ma torniamo sulla progressività. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, da mesi cantilena in ogni intervista di misure "mirate" e – per l'appunto – "progressive"; non se ne sono viste finora. 

La sensazione è che si sia arrivati al mini-lockdown per non dover dichiarare zone rosse due grandi metropoli come Milano e Napoli. Nessuno ne ha il coraggio, né il Governo né la Regione: valga per tutti gli italiani, allora. 

Si doveva partire da chiusure locali, così era stato annunciato. Si è fatto il contrario nell'arco di pochi giorni. 

Però è inutile girarci attorno, il capoluogo meneghino è oggi la nuova Val Seriana: è lì che si registra la metà dei contagi lombardi giornalieri. Come se non bastasse, gli ospedali sono già allo stremo, i malati vengono trasportati nei nosocomi di Brescia, Bergamo e Cremona.

"Non sia un'altra Val Seriana"

Evitare un'altra Val Seriana. Non ha senso vanificare quanto fatto di buono in tutti questi mesi, allora. E purtroppo non c'è altra soluzione: Milano e i comuni della "Città metropolitana" sono uno spaventoso supercluster, oltre 3,2 milioni di abitanti addensati in 2.080 per chilometro quadrato, dei quali – nell'ultima settimana – in 2.000 sono risultati giornalmente positivi al Covid-19.

"Tutta l'area - crive Giovanni Pizzocolo - deve essere dichiarata zona rossa, proprio come la piccola Codogno, consentendo all'interno solo il lavoro a distanza, almeno per i giorni necessari a far scendere la curva di ricoveri e contagi, e a consentire alle Ats di riprendere il controllo del tracciamento dei contatti. Una misura, questa sì, che avrebbe un effetto molto più incisivo della chiusura serale dei locali. Anche perché, tra le poche certezze che abbiamo raccolto da febbraio, c'è la sicura efficacia del divieto di spostamento per fermare la pandemia".

Conte e Fontana "hanno ora il dovere di prendere una decisione: bisogna chiudere il capoluogo lombardo il prima possibile, per evitare che la seconda ondata travolga il resto del Nord in poche settimane".

Fonte: BresciaToday →
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