Lombardia, sindaci scrivono alla Regione: "Epidemia diffusa, serve un cambio di strategia"

La lettera è stata firmata da 81 primi cittadini civici del Milanese, tra loro nessun esponente della Lega

Emergenza Covid 19, Apertura nuovo ospedale di emergenza per il ricovero in terapia intensiva dei pazienti affetti da Covid 19 ,Ospedale San Raffaele, Milano, Italia23 Marzo 2020, ANSA/Andrea Fasani

I sindaci della città metropolitana di Milano scrivono alla Regione per chiedere un cambio di passo deciso, netto, nelle azioni messe in campo per combattere il Coronavirus, che nella sola Lombardia ha fatto già registrare più di 30mila contagi e oltre 4mila morti. 

La lettera - che chiede un "cambio strategia contro il Covid 19" - è stata firmata da 81 primi cittadini civici, di centrosinistra e di centrodestra, ma da nessun esponente della Lega. 

I contagiati che non rientrano nelle cifre ufficiali

"Dal confronto con i medici di base, che hanno il contatto diretto con la popolazione, emerge che a loro giudizio l’epidemia è più diffusa di quello che appare dai dati ufficiali e che conseguentemente il numero di malati è sicuramente più alto", si legge nella lettera. E ancora: "Molti cittadini sono a casa con sintomi riconducibili al Covid-19 ma non ricorrendo alle cure ospedaliere non vengono sottoposti a tampone e quindi non sono tracciati e non essendo tracciati potrebbero contribuire al diffondersi dell’epidemia". 

"C’è inoltre la situazione delle persone sottoposte a quarantena - proseguono i sindaci -, il cui numero appare assolutamente sottostimato e che quindi rappresenta un aspetto del contagio largamente fuori controllo".

"Sorveglianza attiva e tamponi a tutti"

Le soluzioni proposte dai primi cittadini sono molto simili a quelle che un gruppo di 292 scienziati ha fatto arrivare sul tavolo del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. 

"Ci sono esperienze all’estero e in Italia, prima fra tutte quella della regione Veneto, che indicano come strada alternativa quella della sorveglianza attiva che prevede di fare i tamponi a tutte le persone con sintomi riconducibili al Covid-19, soprattutto le persone che sono a casa ammalate e non ricorrono all’assistenza ospedaliera, e in base al risultato di sottoporre conseguentemente a tampone i familiari e tutte le persone con le quali sono entrate in contatto", scrivono i sindaci.

"Sono esperienze che hanno dimostrato la loro validità e che, sebbene in ritardo, possono essere introdotte anche nella nostra Regione". In Lombardia, infatti, i tamponi finora effettuati sembrano "pochi" - in termini relativi - e da mercoledì la regione ha annunciato la creazione di una sorta di task force di medici di base, che monitorano i pazienti da casa e, nell'eventualità di sintomi, li sottopongono ai test. 

"Chiediamo per questo a Regione Lombardia di cambiare rotta, di studiare ed attuare con i tecnici delle Aziende Sanitarie e gli esperti di epidemiologia una strategia che punti sulla sorveglianza attiva e sull’assistenza medica domiciliare", che il Pirellone ha appunto attivati. "E di arrivare alla definizione di un patto per la salute dei lombardi esteso a tutti i soggetti coinvolti che condividano una strategia di azione comune", auspicano i sindaci. 

Più tamponi a medici e sanitari

I sindaci evidenziano anche la "necessità di sottoporre periodicamente al tampone i medici di base e ancor più di dotarli in giusta quantità di tutti gli strumenti indispensabili per poter eseguire in massima sicurezza l’assistenza al domicilio dei pazienti, che le sperimentazioni in corso in Emilia Romagna dimostrano essere un valido strumento di azione"- 

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"I comuni si mettono a disposizione per fare la loro parte - assicurano -, anche individuando e mettendo a disposizione, con il supporto di Regione Lombadia, strutture idonee per ospitare le persone che devono trascorrere il periodo di quarantena e non lo possono fare al loro domicilio. Siamo in ritardo - concludono i sindaci - ma siamo ancora in tempo"

Fonte: MilanoToday →

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