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Mercoledì, 1 Dicembre 2021

Chi è Luca Lotti, il numero due di Renzi: "Con Matteo un rapporto simbiotico"

Il Foglio oggi pubblica un lungo ritratto di Luca Lotti, 31 anni, il prossimo "vicesegretario" del Partito democratico

Non sono ancora aperti i seggi per le primarie dell'8 dicembre, ma all'interno del Pd le cose si stano muovendo a una velocità supersonica.

Una delle figure più in ascesa, in silenziosa ascesa, è Luca Lotti, 31 anni, un passato da capo segreteria di Renzi, oggi deputato del Pd. Se tutto andrà secondo i piani del sindaco di Firenze, Lotti sarà il nuovo coordinatore della segreteria del Pd, in pratica il vicesegretario del Pd di Renzi.

Il Foglio oggi pubblica un lungo ritratto di Lotti.

Di Luca Lotti si sa che è diventato un personaggio centrale nella vita del Partito democratico dal giorno in cui Matteo Renzi ha cominciato la sua corsa per provare a conquistare la leadership del Pd e si sa che prima di arrivare ai vertici del partito era un semplice e fidato braccio operativo di un sindaco molto vivace e molto ambizioso e che ha sempre avuto un peso importante in tutte le scelte importanti fatte del sindaco di Firenze. Nulla di più.

Una cosa è certa:  “Lampadina”, questo il soprannome di Lotti (forse per i capelli) è diventato in breve la persona di cui Matteo Renzi semplicemente si fida di più. I due si conoscono nel dicembre del 2005, quando Renzi, che allora era presidente della provincia di Firenze, va alla Fiera della ceramica di Montelupo e conosce Lotti, consigliere comunale. La simpatia reciproca è immediata. Lotti aveva ventitré anni, militava nell’Azione cattolica e come Renzi aveva la tessera della Margherita.

Pochi mesi dopo è già nello staff di Renzi. Sceglie la politica, rinunciando a un posto sicuro in banca che gli viene offerto dopo la laurea in Scienze di governo e amministrazione e gestione delle risorse umane. Il 17 luglio del 2006 entra nello staff, a ottobre viene nominato capo dello staff. “A quei tempi, ricorda Lotti, non capivo nulla di politica, ma proprio nulla, e mai avrei immaginato che nella testa di Matteo ci fosse un percorso simile a quello che abbiamo visto in questi anni. A Matteo però non importava che capissi poco di politica. A lui andava bene così. Cercava qualcuno che in un certo senso fosse estraneo a questo mondo. E se ricordo bene, durante il colloquio, mi fece più domande di sport che di politica”.

Prima delle scorse elezioni politiche è lui l'uomo di Renzi che tratta i nomi dei listini bloccati con i "big" del Pd.

Lotti sulle liste sgomita, inizia a costruire rapporti su rapporti, si fa apprezzare, poi arriva in Parlamento, diventa, di fatto, il vero capo corrente dei senatori e dei deputati renziani (è lui che durante le riunioni di corrente, che ci sono state ovviamente, spiega qual è la posizione di Matteo, la linea di Matteo, l’idea di Matteo, ed è lui che spesso, durante le riunioni, prende il telefono e chiede in diretta alcune cose a Matteo).

Davide Zoggia, responsabile organizzazione del Pd, dice: "Effettivamente un ragazzo di trentuno anni a cui viene dato tutto questo potere è una novità. Ma ciò che mi fa ben sperare per il futuro è che con Lotti è successa una cosa che non capitava nemmeno ai tempi di Pier Luigi. Oggi c’è più gerarchia. C’è una gestione quasi militare. Lotti, quando parla, parla per Renzi. I suoi predecessori, invece, quando parlavano erano investiti di un’autorità diversa, più debole. Finiva sempre che alla fine si tornava a parlare con Bersani. Oggi non succede. E un po’ di ordine devo dire che oggi al Pd serve, eccome se serve".

Fonte: Il Foglio →
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