Venerdì, 22 Ottobre 2021

Malala Yousafzai candidata al premio Nobel per la pace 2013

Tra gli altri candidati conosciuti ci sono difensori dei diritti umani maltrattati nel loro paese, come il bielorusso Ales Beliaski, attualmente in prigione, o la storica e attivista russa Liudmila Alexeeva

Malala Yousafzai, la ragazza pachistana divenuta un'icona della lotta ai talebani, e due figure dell'opposizione in Europa dell'est, il bielorusso Ales Beliaski, e la storica russa Liudmila Alexeeva, sono tra i candidati al premio Nobel per la pace 2013.

La 15enne Malala, che il 9 ottobre scorso è stata colpita alla testa da un proiettile sparato da un talebano che voleva punirla per il suo impegno nell'istruzione delle giovani pachistane, incarna la lotta ostinata contro l'estremismo religioso nel suo paese. "Un premio per Malala cascherebbe a fagiolo, si iscriverebbe in una linea di ricompense assegnate a campioni dei diritti umani e della democrazia, mettendo temi come l'infanzia e l'istruzione all'ordine del giorno", ha spiegato il direttore dell'Istituto di ricerca sulla pace di Oslo (Prio), Kristian Berg Harpviken, che dà la piccola pachistana come favorita.

Tra gli altri candidati conosciuti, ci sono personaggi già "nominati" in passato, difensori dei diritti umani maltrattati nel loro paese, come il bielorusso Ales Beliaski, attualmente in prigione, o la storica e attivista russa Liudmila Alexeeva. "In comune hanno il fatto di avere sfidato l'apparato di Stato autoritario e l'uso illegale e illegittimo del potere", ha spiegato uno dei due deputati norvegesi che li sostengono, Jan Tore Sanner.

Tra le candidature di cui si è discusso quest'anno, ma che non è chiaro se hanno ottenuto il patrocinio necessario, si sono anche nomi come Bill e Hillary Clinton o una fondazione militare americana per la libertà religiosa (Mrff), nonchè il britannico Nicholas Winton, che ha salvato la vita a dei bambini ebrei a Praga prima della Seconda guerra mondiale. Altri possibili candidati sono l'ex tecnico nucleare israeliano Mordehai Vanunu, Maggie Gobran, una copta soprannominata la "Madre Teresa" del Cairo, il medico congolese Denis Mukwege, benefattore delle donne stuprate, nonchè l'Unesco e il suo ex direttore Federico Mayor.

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