Mercoledì, 3 Marzo 2021
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Una stanza e il cibo dalla finestra: viaggio tra i malati covid che non possono stare a casa

Reportage nell'hub gestito dalla Croce Rossa a Linate in cui sono ospitati i pazienti in isolamento che sono usciti dall'ospedale

A Linate l'Aeronautica ha messo a disposizione del comitato di Milano della Croce Rossa alcuni spazi per un hub destinato ai positivi al coronavirus che non possono ancora tornare a casa. Nella struttura, una palazzina di cinque piani ribattezzata "Drago", si arriva passando dal cancello principale della caserma, che dà su viale dell'Aviazione e che sorge alle spalle dell'aeroporto cittadino. Si entra, si prosegue dritto sul vialone, si arriva al "monumento elicottero" - che qui proprio non poteva mancare -, si svolta a sinistra e si vedono subito le tende con disegnata una grande croce rossa. Gli spazi sono divisi in due, una zona "pulita" - interdetta agli ospiti, con una cucina e un ambulatorio medico - e una zona "sporca", dove si trovano le 52 stanze destinate ai malati e un giardino, delimitato dalle transenne, in cui possono passeggiare liberamente.

Cibo dalla finestra e un giardino per passeggiare: tra i malati Covid che non possono stare a casa

Tutti loro sono asintomatici o paucisintomatici, ma sono comunque contagiosi e per questo non possono stare nelle loro abitazioni, molto spesso troppo piccole per dividerli dal resto dal nucleo familiare. Così, dentro l'hub della Croce Rossa ci sono donne e uomini, giovani e meno giovani, italiani e migranti e sette bambini insieme alle loro mamme, provenienti dai centri di accoglienza. Per arrivare alle loro camere - un letto, un armadio e una tv - bisogna indossare la tuta protettiva, alzare il cappuccio, mettere i calzari, due paia di guanti, la mascherina Ffp2 e la visiera. Poi si percorre il corridoio, spoglio, e si arriva alle stanze.

"Papà aveva il casco per l'ossigeno in testa e dava ancora indicazioni per i suoi pazienti"

I colleghi Carmine Ranieri Guarino e Giampaolo Mannu di MilanoToday ci sono stati. Ecco il loro reportage. Quando apre la porta, il signor Carmine - un uomo calabrese che ha superato i 70 anni - sta finendo la pasta che ha ritirato poco prima da una finestra, come hanno fatto tutti gli altri e come impongono le regole per cercare di evitare ogni contatto con chi presta servizio nella struttura. Mangia gli ultimi due bocconi e poi inizia a parlare: del suo vecchio lavoro da dirigente, dei suoi diversi passaggi in pronto soccorso per il covid, del suo "ricovero" all'hub - "dove non mi manca nulla" - , della certezza di farcela e della paura per sua moglie, che è sotto un casco Cpap in ospedale a lottare per la vita. Il signor Carmine resterà in quella stanza fin quando non sarà negativo - tutti vengono sottoposti al tampone a dieci giorni dal loro arrivo  - o, in automatico, dopo ventuno giorni di permanenza. Dopodiché tornerà nel suo appartamento.

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Fonte: MilanoToday →

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