Venerdì, 22 Gennaio 2021

Dipendente in malattia va a giocare a calcetto: licenziato e poi reintegrato

Succede a Napoli. A 'salvare' un dipendente dell'Eav è stata una norma che risale al periodo fascista, per cui la simulazione di malattia non può essere punita con il licenziamento

Foto di repertorio

Si era dato malato al lavoro a causa di una forte cefalea, che però non gli impediva di uscire di casa per andare a fare la spesa al supermercato, o addirittura per andare a giocare una partita di calcetto con gli amici.

Nonostante questo, un dipendente dell'Eav, la società di trasporti pubblici della Campania, non può essere licenziato. Succede ad un lavoratore di Napoli, prima licenziato e poi reintegrato dall'azienda, che ha anche dovuto pagare le spese e un anno di stipendio arretrato. 

Il motivo? Come riporta il Corriere della Sera, tutto dipende da una norma che risale all'epoca fascista, contenuta  regio decreto 148 del 1931 e blinda il contratto di tutti i tranvieri. Nella legge in questione la simulazione di malattia viene considerata un comportamento sleale, ma per cui non è previsto il licenziamento del dipendente. La pena massima è una sospensione. Attenendosi a questa norma il Tribunale di Napoli non ha potuto confermare il licenziamento, con il conseguente reintegro del lavoratore.

Fonte: Corriere della Sera →
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