Lunedì, 1 Marzo 2021

"Le mascherine Fca per le scuole non filtrano"

L'accusa è contenuta in un esposto dei sindacati Usb e Osa e della onlus Rete Iside dove si ipotizza il reato di frode in pubbliche forniture

Il Fatto Quotidiano scrive che i sindacati Usb e Osa e la onlus Rete Iside hanno formalizzato una denuncia alla Procura di Roma e alla procura della Corte dei Conti del Lazio sulle mascherine flitranti prodotte da Fca e distribuite a scuola con il benestare del governo “hanno un potere filtrante dell’89-90%”, contro “il 98% previsto dalla norma”. Il reato ipotizzato è quello di frode in pubbliche forniture. Nell'articolo di Vincenzo Bisbiglia si racconta che il documento consegnato in procura è corredato da un’istanza “per l’adozione di misure cautelari” al fine “di garantire l’incolumità ’ dei cittadini e dei lavoratori coinvolti”.

Si parla della fornitura concordata in estate dalla ex Fiat di 11 milioni di mascherine al giorno per le scuole. Fra novembre e dicembre scorsi, Usb Scuola e Rete Iside, si legge “hanno individuato alcune criticità relative alle mascherine fornite da Fca Italy”, in relazione “ai parametri di vestibilità”:

Il rapporto, datato 18 gennaio, è allegato alla denuncia e contiene il risultato di cinque provini sulla filtrazione batterica, tutti compresi fra l’83,53% e l’85,90%. “Si chiede all’autorità ricevente – si legge nell’esposto – di valutare se nei fatti descritti siano da ravvisarsi ipotesi di reato ed in particolare se siano ravvisabili gli estremi del reato di frode in pubbliche forniture ed ogni altra ipotesi delittuosa in relazione al pericolo cagionato alla incolumità pubblica”, anche “con riguardo agli omessi controlli dei dispositivi in questione”. 

L’accordo con Fca Italy è stato stipulato ad agosto e il caso fu sollevato quasi subito da Striscia La Notizia. Dalla struttura commissariale per l’emergenza Covid, sottolineano che dopo alcune criticità iniziali, le mascherine rispondono a tutti i requisiti di legge.

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Intanto, racconta oggi Il Giornale, una sentenza del consiglio di stato ha accolto il ricorso di due genitori per una minore affetta da problemi di ossigenazione che sarebbero stati causati proprio dall'utilizzo del dispositivo. I magistrati nel parere dispongono per la minore la possibilità di non utilizzarla durante le lezioni. I giudici scrivono inoltre che non sono stati depositati al Tar gli atti chiesti al ministero della Salute sull'utilità della mascherina in aula: «L'udienza era stata fissata dal Tar per il 27 gennaio ed era stato intimato al Governo di produrre motivazioni che giustificassero l’obbligo imposto dal Dpcm - spiega l'avvocato Francesco Scifo - Ma la relazione prodotta non diceva praticamente nulla, anzi, in parte ci dava ragione perché citava un inciso del Center for disease control and prevention americano in cui si dice chiaramente che con l’opportuno distanziamento in classe, l’obbligo di mascherina non sussiste, il dispositivo viene al limite raccomandato. Quindi, il Tar ha spostato ulteriormente l’udienza per dare al Governo il tempo di produrre ulteriori motivazioni ma io ho impugnato dinnanzi al giudice d’appello amministrativo, che è il Consiglio di Stato». 

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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