Martedì, 1 Dicembre 2020

Covid19: come sta Massimo Giannini

Il direttore aggiorna i lettori della Stampa sulle sue condizioni di salute. Ha affrontato un lungo ricovero in terapia intensiva dopo essere risultato positivo al coronavirus ed essersi ammalato: "Sono ancora positivo, ma posso proseguire la quarantena a domicilio"

Massimo Giannini durante l'intervista al presidente del Parlamento europeo David Sassoli nell'ambito dell'evento"L'Europa dopo il virus" alla festa nazionale del Partito Democratico a Modena, 4 Settembre 2020. ANSA / ELISABETTA BARACCHI

In un lungo editoriale odierno, il direttore Massimo Giannini aggiorna i lettori della Stampa sulle sue condizioni di salute. Ha affrontato un lungo ricovero in terapia intensiva dopo essere risultato positivo al coronavirus ed essersi ammalato di Covid.

Come sta Massimo Giannini

"Esco dal tunnel - scrive - dopo tre settimane esatte di buio. Sono ancora positivo, ma dopo 21 giorni di Covid e almeno tre senza più sintomi posso proseguire la quarantena a domicilio. C'è un drammatico bisogno di posti letto, per ricoverare i tanti, troppi pazienti gravi che arrivano in continuazione".

"Quando sono entrato io, solo al mio piano, eravamo in 18. Ora ce ne sono 84. Oltre la metà ha meno di 54 anni, ed è intubata e pronata. Una "procedura" terrificante, che mi sono fatto raccontare. Ti sedano, ti infilano un tubo nei polmoni, e da quel momento su di te scende la notte di un tempo infinito e un luogo indefinito".

Chi guarisce un certo punto viene estubato: "Ti risvegliano e allora devi solo sperare di avere ancora un po' di fiato in gola per gridare ce l'ho fatta. Se non accade, te ne vai senza saperlo, e senza che un familiare, un parente, un amico possano averti dato l'ultima carezza. Tutto questo mi è stato risparmiato. Lascio il mio letto a chi sta peggio di me, in attesa di un primo tampone finalmente negativo. Non so quando arriverà, e non mi importa. Tra tanti "sommersi" che ho visto in questa avventura, io sono tra i "salvati".

"E tanto basta. Anche se la mia povera madre rimane ancora lì, in quella stanza, a fronteggiare il Male da sola, io sono grato".


Una settimana fa aveva raccontato del suo ricovero in un altro editoriale: "Gli ultimi cinque giorni li ho passati in terapia intensiva, collegato ai tubicini dell’ ossigeno, ai sensori dei parametri vitali, al saturimetro, con un accesso arterioso al braccio sinistro e un accesso venoso a quello destro. Il Covid è infido, è silente, ma fa il suo lavoro: non si ferma mai, si insinua negli interstizi polmonari, e ha un solo scopo, riprodursi, riprodursi, riprodursi”.

Giannini aveva deciso di raccontare la sua esperienza per far capire ai lettori, ancora una volta, che "la guerra c’è, se ne convincano i ‘panciafichisti di piazza e di tastiera’, e si combatte nei letti di ospedale e non nei talk show".

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Fonte: La Stampa →
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