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Sabato, 2 Marzo 2024

Medico licenziato perché divorziato, Corte Ue contro la decisione di un ospedale cattolico

La decisione sul caso del primario che ha perso il posto di lavoro in un istituto sottoposto alla vigilanza del vescovo di Colonia, come racconta EuropaToday

Da EuropaTodayCerto un ospedale cattolico segue delle regole che sono dettate dalla religione, e quindi può non garantire alcuni interventi come ad esempio l'aborto, ma questo non può certo bastare a giustificare il licenziamento di un medico perché divorziato, cosa proibita dal Vaticano. Lo afferma il parere dell'avvocato generale della Corte di giustizia Ue, secondo cui “l'obbligo per un primario cattolico di rispettare la sacralitá e l'indissolubilità del matrimonio secondo la concezione della Chiesa cattolica non costituisce un vero e proprio requisito per lo svolgimento dell’attività lavorativa, né tanto meno un requisito essenziale e giustificato per lo svolgimento” di questa attività.

Il caso a Düsseldorf

Il parere, che non costituisce ancora una sentenza definitiva, riguarda il caso sollevato da un ex primario del reparto di medicina interna di un ospedale cattolico a Düsseldorf, in Germania. L'uomo, cattolico, aveva ricoperto quel ruolo dal 2000 al 2009 nell'istituto gestito dall’IR, società a responsabilità limitata sottoposta alla vigilanza dell'arcivescovo di Colonia. L'ospedale lo ha licenziato quando ha scoperto che aveva divorziato da una donna, con cui era unito in matrimonio cattolico, per sposarne un'altra con rito civile, senza aver ricevuto l'annullamento dalla Sacra Rota.

Secondo le regole stabilite dalla Chiesa cattolica in Germania, la vita privata dei dipendenti con funzioni direttive, come appunto i primari, dovrebbe testimoniare i principi della dottrina cattolica in materia di fede e di morale, quindi il divorzio costituirebbe “una grave violazione degli obblighi di lealtà”, che giustificherebbe in il licenziamento. Ma il medico ha obiettato che il licenziamento violava il principio della parità di trattamento, in quanto, secondo le norme ecclesiastiche in questione, il divorzio e il successivo nuovo matrimonio di un primario protestante o aconfessionale non avrebbero prodotto alcuna conseguenza.

Fonte: EuropaToday →
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