Sabato, 16 Ottobre 2021
A processo / Palermo

Le accuse al medico: "Per curarci ci faceva ballare nude e ci toccava, ci ha plagiate"

Le denunce di due giovani contro il neuropsichiatra Marcello Grasso e il loro difficile percorso per rendersi conto degli abusi che avrebbero subìto

"Paralizzate", "incapaci di reagire", "fortemente a disagio". È così che si sarebbero sentite le due giovani pazienti di cui avrebbe abusato il noto neuropsichiatra Marcello Grasso, fratello dell'ex presidente del Senato, Pietro Grasso, quando - con molta gradualità e dopo lunghe "conversazioni analitiche" - le avrebbe fatte ballare nude o solo con gli slip, fotografandole, anche in abiti succinti e costumi burlesque, oppure quando le avrebbe massaggiate e baciate sui seni, toccandole anche nelle parti intime e chiedendo: "Ti piace così? Più veloce? Provi piacere?".

La terapia "sensoriale" e il presunto plagio

Una terapia "sensoriale", quella del medico rinviato a giudizio in questi giorni, che le due presunte vittime avrebbero accettato, ritenendo di essere così riuscite ad accettarsi, a risolvere problemi di depressione, ansia e attacchi di panico, a "superare limiti" e un rifiuto della sessualità. Salvo rendersi conto poi, come hanno denunciato, "di essere state completamente plagiate dal dottore Grasso", del quale entrambe si fidavano ciecamente, da un punto di vista umano e professionale: "Mi sentro presa in giro, arrabbiata", ha detto una di loro agli inquirenti dopo aver scoperto da un'intercettazione che l'imputato avrebbe parlato dei suoi incontri sessuali con lei ad un altro paziente.

"Ero una paziente depressa, con lui sono diventata una modella di nudo"

Nelle denunce delle ragazze, che risalgono a febbraio ed aprile scorsi, emerge tutto il travaglio per arrivare a prendere consapevolezza di aver subito una violenza sessuale, il sentirsi "stupide" per non essersene accorte e non aver saputo difendersi. Tanto che una di loro, sentita una prima volta, non ha voluto inizialmente neppure procedere contro il neuropsichiatra, convinta di aver "programmato e deciso" ogni cosa avvenuta nel suo studio di via Calvi. Poi ha trovato il coraggio di rivalutare i sei anni di terapia con Grasso e di raccontare anche che una volta "all'improvviso mi ha messo le mani nelle mutande, dicendo che era per verificare se i miei problemi non derivassero dalla tecnica sbagliata del mio ragazzo". L'altra ha invece sintetizzato così il suo percorso: "Sono arrivata lì da paziente ansiosa e depressa e nelle mani di Grasso sono diventata una modella di nudo glamour". Entrambe sono assistite dall'avvocato Monica Genovese.

La difesa: "Le aiutavo a recuperare l'autostima"

Grasso, attraverso i suoi avvocati Vincenzo Lo Re e Fabrizio Biondo, ha respinto tutte le accuse spiegando di aver preso a prestito alcune tecniche dal teatro per aiutare le pazienti a ritrovare la loro autostima. Per lui il sostituto procuratore Giorgia Righi, che ha coordinato le indagini della squadra mobile individuando anche una presunta terza vittima, ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Il processo inizierà a novembre.
 

Fonte: PalermoToday →
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