Venerdì, 25 Giugno 2021
Bosnia-Erzegovina

I tremila migranti intrappolati tra freddo e neve: ecco la Lampedusa dei Balcani

Gli ospiti della tendopoli di Camp Lipa, devastato da un incendio, si sono aggiunti ai profughi della rotta balcanica che vagano in Bosnia nel perenne tentativo di passare la vicina frontiera con la Croazia

Circa 3 mila migranti vagano all'aperto e esposti al freddo invernale nel nordovest della Bosnia-Erzegovina, dormendo nei boschi e in ricoveri di fortuna a temperature abbondantemente sotto lo zero. A denunciarlo, parlando del pericolo di una 'catastrofe umanitaria', è stato Peter van der Auverart, capo della missione nel Paese balcanico dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).

In dichiarazioni all'emittente allnews balcanica N1, il funzionario Oim ha detto che si tratta dei profughi, circa un migliaio, sfollati dal campo di Lipa, presso Bihac, devastato da un vasto incendio appiccato nei giorni scorsi dagli stessi migranti dopo la notizia della chiusura della tendopoli. A loro si aggiungono altri duemila profughi della cosiddetta rotta balcanica, che già da tempo vagano nella zona nel perenne tentativo di passare la vicina frontiera con la Croazia e proseguire il loro viaggio verso i Paesi dell'Europa occidentale. "Siamo difronte a una catastrofe umanitaria", ha detto van der Auverart, secondo il quale l'Oim ha i mezzi per allestire un nuovo campo profughi nella regione.

Nei giorni scorsi era stata decisa la chiusura del campo di Lipa per ristrutturarlo e adattarlo alle condizioni invernali, per farne un centro di accoglienza stabile di migranti. Gli ospiti tuttavia in segno di protesta avevano dato alle fiamme la gran parte delle tende del campo. Il loro previsto trasferimento nell'altro campo nel centro abitato di Bihac non è tuttavia ancora avvenuto a causa tra l'altro della forte opposizione della popolazione locale, che da mesi protesta per la presenza dei migranti, fonte di insicurezza e violenze.

La situazione, secondo l'Oim, sta diventando molto critica, ed è necessario un intervento urgente per evitare che precipiti in una autentica catastrofe umanitaria. Secondo l'Oim, sono circa 8 mila i migranti illegali che si trovano attualmente in Bosnia-Erzegovina.

Rotta balcanica, la situazione in Bosnia

Come aveva spiegato già alla vigilia di Natale Nicolò Giraldi su TriestePrima le scene dell'incendio di Camp Lipa riprese dagli organi di informazione bosniaci e pubblicate in diretta social dai residenti, testimoniano l’escalation di tensione provocata dalla gestione della cosiddetta Rotta balcanica, il flusso migratorio che dalla Bosnia punta in direzione dell’Unione Europea e che, nella sola struttura di prima accoglienza di Fernetti (sul Carso triestino ndr), ha visto l’arrivo di circa diecimila persone negli ultimi 30 mesi. 

Da parte di osservatori indipendenti ed informati sulla situazione che si respirava all’interno del campo gestito da IOM, le condizioni in cui vivevano i migranti sarebbero state al limite della dignità umana, con poco cibo (gli stessi migranti avrebbero riferito di sentirsi costretti molto spesso ad andare a fare la spesa nei supermercati della zona ndr) e con un silenzio da parte di ulteriori attori chiamati a lavorare in prima linea e che verrebbe imposto da interessi ben al di sopra di una piccola comunità locale e, nel dettaglio, tutti europei. 

Già nelle scorse settimane TriestePrima aveva pubblicato la notizia dello stanziamento di 25 milioni di euro da parte di Bruxelles al fine di finanziare la gestione dei campi profughi della Bosnia. Una situazione che in Italia, nonostante il monitoraggio (e le accuse in merito alla violazione dei diritti umani lungo il tracciato ndr) proveniente dal mondo dell'accoglienza, sembra non scalfire praticamente nessuno. Al di là dei media locali e del The Guardian, la notizia è passata inosservata praticamente ovunque, confermando il tradizionale e scarso interesse da parte della stampa nei confronti della situazione bosniaca.  

Nel mentre si assiste al litigio continentale, in Bosnia si organizzano. Davanti al campo profughi di Bira, i residenti della zona sono impegnati in un picchetto di protesta che ormai va avanti da quasi due mesi e mezzo. Bira rappresenta lo stesso campo dove sarebbero dovuti finire i migranti della struttura di Lipa, questo secondo quanto riferito alle televisioni bosniache dal ministero per la Sicurezza e confermato da un ordine che sarebbe giunto al parlamento cantonale direttamente da Sarajevo. 

Rotta balcanica, l'appello: "Via della disumanità e della vergogna, l'emergenza non si placa"

Come denuncia il Centro Astalli quella nei Balcani, al confine con l'Italia è una situazione di violazione dei diritti umani ai danni di persone in fuga da contesti di guerra e crisi umanitarie come Iraq, Siria e Turchia. "I Balcani sono oggi teatro di fatti gravissimi documentati dalla stampa europea e dalle principali organizzazioni umanitarie - spiegano i Gesuiti - una situazione che rischia di divenire una catastrofe umanitaria".

Padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli lancia un appello: "L'Europa si faccia carico di attivare ora piani di ricollocamento e redistribuzione in tutti gli Stati membri per portare in salvo migranti forzati che hanno diritto ad essere accolti e protetti. Non è possibile abbandonare degli esseri umani nella neve. Mettiamo fine alla guerra contro i migranti combattuta con le armi dell'indifferenza e della cieca noncuranza. Canali umanitari e vie legali di ingresso restano soluzioni strutturali e prioritarie per la gestione controllata e sicura degli ingressi di migranti in Europa. Per questo il Centro Astalli non smette di chiedere a istituzioni nazionali e sovranazionali la loro immediata attivazione"

Fonte: n1info →
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