Lunedì, 17 Maggio 2021

Carabiniere ucciso, "l'amico delle guardie" e l'intervento in borghese: i misteri chiariti

Atti ufficiali alla mano, RomaToday prova a fare chiarezza e a risolvere i presunti misteri che misteri non sono

Il luogo in cui è stato ucciso il carabiniere Mario Cerciello Rega. Foto RomaToday

Come sono andate davvero le cose che hanno preceduto l'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega? Per la Procura non ci sono dubbi: è stato Finnegan Lee Elder a colpire a morte undici volte il vice brigadiere di Somma Vesuviana. Una tesi certificata dai fatti e dal coltello, uno di quelli usati dai marines, trovato nella stanza 109 dove l'americano alloggiava con Gabriel Natale-Hjorth. Qualcosa, però, secondo qualcuno ancora non torna. O meglio, va chiarito.

Nella serata di ieri i carabinieri hanno reso nota la procedura di intervento iniziata a Trastevere, quando quattro militari liberi dal servizio e in abiti civili, notano due sospetti in piazza Trilussa per bloccare un pusher in flagranza. Atti ufficiali alla mano, RomaToday prova a fare chiarezza e a risolvere i presunti misteri che misteri non sono.

Perché quindi i carabinieri sono intervenuti in borghese?

I carabinieri Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale furono chiamati a intervenire per "il cavallo di ritorno" perché erano di pattuglia in abiti civili, dunque non con i colori di istituto: niente divise e armi in vista, tutto per non dare nell"occhio. Si fa sempre così in casi del genere. Il loro compito, la notte tra giovedì e venerdì, era quello di presentarsi all'appuntamento con i due americani al posto del derubato Sergio B., al quale avevano chiesto soldi e droga in cambio dello zaino rubato. Si fossero presentati in uniforme, l'operazione sarebbe stata a rischio perché i ladri alla vista di una gazzella del 112 sarebbero scappati. Poi le cose sono andate diversamente.

L'incontro con Brugiatelli due ore prima dell'omicidio

I carabinieri Varriale e Rega vengono chiamati in piazza Mastai da 4 colleghi che, liberi dal servizio, hanno visto alcune persone muoversi con fare sospetto. Salgono su un motorino e provano a inseguire quelle persone. Provano a fermare Sergio B., poi lo spacciatore, quindi Natale Hjorth, l'americano che viene accompagnato a comprare lo stupefacente e che viene sorpreso a raccogliere un involucro da terra, che spiegherà essere aspirina prima di consegnarlo al militare. Il carabiniere non può sapere che due ore più tardi quel ragazzo dai capelli biondi, riuscito a dileguarsi, assisterà all'omicidio del suo collega. 

Perché il carabiniere Varriale non ha sparato?

Leggendo gli atti e confrontandoli con le dichiarazioni dei due ragazzi americani, vi è la certezza che l'aggressione è stata immediata, nel momento in cui i due militari si sono qualificati. Il vicebrigadiere Rega è stato colpito ripetutamente all'addome ancora prima che potesse azzardare un disperato tentativo di difendersi. "Fermati, siamo carabinieri, basta!" ha provato a gridare la vittima prima di accasciarsi a terra. I due aggressori, hanno fatto intendere, che pensavano fossero due loschi personaggi mandati dal Sergio B. ma quando i carabinieri si sono avvicinati gli sono saltati addosso. Quando la rissa è finita Varriale ha pensato a soccorrere il collega colpito da 11 coltellate anziché sparare al buio.
 

Fonte: RomaToday →
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