Addio monete da 1 e 2 centesimi: comodità a parte, c'è poco da sorridere

Dal primo gennaio la Zecca non ne conia più, ma le monetine continuano e continueranno a circolare fino a esaurimento mantenendo il valore legale: le conseguenze ci sono

Le monetine da 1 e 2 centesimi presto saranno soltanto un ricordo. Comodità a parte del non avere spiccioli tra le mani, ci potrebbero anche essere conseguenze spiacevoli per le nostre tasche. Certo, nella maggioranza dei casi non vengono accettate neanche dai parchimetri o dalle macchinette che distribuiscono merende, bibite e caffè. Inoltre, la sospensione del conio di queste monete comporta un risparmio di 20 milioni di euro da usare per l’ammortamento dei titoli di Stato.

Dal primo gennaio la Zecca non ne conia più di ramini, ma le monetine continuano e continueranno a circolare fino a esaurimento mantenendo il valore legale. Il problema, come racconta oggi il Fatto Quotidiano, è che ci può essere una crescita dei prezzi anche se la norma prevede che nel caso di pagamenti in contanti i prezzi vengano arrotondati per eccesso o per difetto al multiplo di 5 più vicino. Partiamo dai numeri.

Del resto, è solo una questione di numeri: dall’ingresso dell’Italia nell'euro, le monetine rosse hanno raggiunto la cifra di oltre 6 miliardi di pezzi. E il cui peso è soprattutto economico: per ogni moneta da 1 centesimo i costi a carico dello Stato ammontano a 4,5 centesimi, mentre per ogni moneta da due centesimi si spendono 5,2 centesimi. Non certo un affare per lo Stato, che ha già spinto altri Paesi europei ad abolire le monetine da tempo.

L’Italia non conia più monete da 1 e 2 centesimi, prezzi arrotondati alla cassa 

Da anni in Paesi come Finlandia, Olanda, Irlanda e Belgio si è deciso per l’arrotondamento dei prezzi ai più vicini 5 centesimi: tanti milioni di euro risparmiati ogni anno per le casse statali. Il punto è che tutto questo potrebbe portare a un aumento dei prezzi:

I calcoli sono presto fatti. “Se nel 2016, le famiglie italiane hanno speso quasi 11 miliardi e mezzo di euro per la spesa alimentare complessiva, partendo da un aumento medio dei prezzi dello 0,2% causato da un arrotondamento per eccesso (passando da 10,58 euro a 10,6 euro), si scopre che quella stessa spesa potrebbe aumentare di circa 23 milioni all’anno. Vale a dire il risparmio ottenuto dallo Stato non coniando i ramini. Vale allora la pena non produrre più queste monete ? ”, si chiede Donvito dell’ADUC.

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La tecnologia potrebbe agilmente dare una grossa mano, modificando i sistemi di pagamento saldando senza problemi di resto i prezzi che finiscono con 0,99 centesimi grazie ad app, carte di debito o credito. Ma nel nostro Paese il contante la fa ancora da padrone: secondo la Bce, gli italiani continuano a pagare l’86% delle transazioni con banconote e monete.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →

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