Lunedì, 14 Giugno 2021

Lo studio: "Centrale Enel di Cerano provoca fino a 44 morti all'anno"

Il Fatto Quotidiano dà ampio spazio alla ricerca di Cristina Mangia, Marco Cervino ed Emilio Gianicolo, che è stata anche ripresa dalla prestigiosa rivista internazionale Journal of Environmental Research and Public Health

Uno studio di tre ricercatori del Cnr di Lecce e Bologna rivela il presunto numero di morti causate ogni anno dalla centrale a carbone di Cerano: provocherebbe "fino a 44 decessi" l’anno nella zona di Brindisi, Taranto e Lecce. Tutta "colpa" secondo alcune ricerche delle emissioni inquinanti della centrale termoelettrica a carbone Federico II, che è tutt'oggi una delle più grandi d’Europa. Il Fatto Quotidiano dà ampio spazio alla ricerca di Cristina Mangia, Marco Cervino ed Emilio Gianicolo, che è stata anche ripresa dalla prestigiosa rivista internazionale Journal of Environmental Research and Public Health.

Parole che mettono i brividi, quelle scritte dai tre: "Emerge in modo inequivocabile come in presenza di emissioni provenienti da installazioni industriali che portano alla formazione di particolato secondario, questo debba essere considerato nelle valutazioni di impatto ambientale e sanitario. L’indagine condotta nel caso di studio specifico della centrale di Brindisi ha evidenziato, infatti, che ignorare il ruolo del particolato secondario conduce ad una sottostima notevole dell’impatto che la centrale ha sulla salute delle popolazioni”.

Sarebbe proprio quella miscela frutto di reazioni chimiche fra ossidi di azoto e ossidi di zolfo a mettere a rischio la salute della popolazione. "Se viene considerato anche il particolato secondario – scrivono – aumenta l’area geografica interessata dalle ricadute e dunque la popolazione esposta all’inquinamento originato dalla centrale termoelettrica. Aumenta, conseguentemente, il numero dei decessi a questa attribuibile”.

A quanto ammontano? Sarebbero mediamente quattro all’anno, se si considera solo il particolato primario, che ha il suo massimo di concentrazione ad una distanza di circa sei chilometri dalla fonte. Se si esplorano anche gli effetti del particolato secondario, i cui picchi si registrano ad una distanza tra i dieci e i trenta chilometri, il numero delle morti oscilla da un minimo di 7 ad un massimo di 44.
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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