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Venerdì, 3 Dicembre 2021
La storia torna a galla / Giappone

Il terremoto che ha fatto emergere navi affondate durante la guerra mondiale

Sono state affondate durante la storica battaglia di Iwo Jima. Le scosse del Monte Suribachi, uno dei 10 vulcani giapponesi più pericolosi, le stanno riportando alla luce

Un evento naturale ha portato alla luce un pezzo di storia e memorie della Seconda guerra mondiale. È accaduto in Giappone dove 24 navi affondate durante la battaglia di Iwo Jima stanno emergendo dal fondo dell'oceano, sollevate dalle scosse del Monte Suribachi, uno dei 10 vulcani giapponesi più pericolosi. Le prime attività si sono registrate ad agosto quando le foto satellitari hanno catturato proprio il momento dell’eruzione. All’inizio di ottobre poi un terremoto di magnitudo 6,1 ha scosso Tokyo, causando l'oscillazione degli edifici e il blocco del traffico. La scorsa settimana, un terremoto di magnitudo 6,1 ha colpito la costa nord-occidentale del Giappone, senza causare danni. D’altra parte, essendo il Paese colpito spesso da terremoti di alta intensità, gli edifici sono costruiti in base a norme edilizie che ne garantiscono la stabilità anche con forti scosse.

Ora però le scosse del Monte Suribachi hanno consentito di fare anche un salto nel passato. Il ritorno a galla di questa testimonianza storica è racchiuso dalle foto satellitari scattate dall'All Nippon News giapponese: raffigurano i resti di 24 navi da trasporto giapponesi che furono catturate dalla Marina degli Stati Uniti nell'ultima parte della guerra. Si tratta di una delle battaglie più sanguinose per i marines statunitensi. Iwo Jima è conosciuta come ‘Isola dello zolfo’, il nome indica l’intensa attività vulcanica. Infatti secondo i dati dell'Oregon State University si sono registrate almeno 10 eruzioni, la più recente è avvenuta nel 1982. Questa attività sismica ha comportato anche il sollevamento di almeno 10 metri dell’isola dal 1952 ad oggi.

La conseguenza delle recenti scosse, invece, è il ritorno a galla di queste carcasse. Fu una battaglia epica. Nonostante i bombardamenti l’isola oppose una strenua resistenza alle unità statunitensi. La feroce battaglia si concluse ufficialmente il 26 marzo 1945 con il quasi totale annientamento della guarnigione giapponese e la perdita di oltre 23.000 uomini fra morti e feriti per gli Stati Uniti. Fu l’unico caso nella campagna di riconquista del Pacifico in cui gli USA soffrirono più perdite dei giapponesi e per questo la battaglia viene ancora oggi ricordata. Le 24 navi da trasporto giapponesi furono catturate dalla Marina degli Stati Uniti e spostate nella parte occidentale di Iwo Jima per formare un porto, visto che l'isola non aveva strutture portuali all'epoca.

Venivano quindi utilizzate come una sorta di frangiflutti per proteggere altre navi che scaricavano materiali e consentivano ai soldati di scendere a terra. L’isola era conosciuta come Brown Beach sulle mappe di invasione, a indicare che si trattava di una base navale artificiale per supportare una base militare statunitense prima dell'assalto al Giappone continentale. C’è anche una foto, considerata iconica, dell’epoca. Fu scattata dal fotografo dell'Associated Press, Joe Rosenthal, e raffigura i marines americani che durante la guerra issano la bandiera americana sulla vetta della montagna. La foto dei sei soldati è diventata l'immagine più riprodotta della storia e con quello scatto Rosenthal ha anche vinto un Premio Pulitzer per l'immagine.

Fonte: Daily Mail →
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