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Giovedì, 19 Maggio 2022

La strana storia della banca dei servizi segreti, e di cosa succede a chi ne parla

In un "leak" è stato reso pubblico un enorme database con movimenti di conto corrente a dir poco delicati, e che in teoria avrebbero dovuto essere top secret. E il giornalista che ne ha parlato si è trovato in una situazione alquanto singolare

Nicola Borzi è il giornalista del Il sole 24 ore che il 16 novembre scorso aveva anticipato sulle pagine de il Sole 24 ore come la Presidenza del Consiglio e i Servizi segreti nazionali avevano dei conti correnti presso la filiale romana di Banca Nuova, istituto del gruppo Banca popolare di Vicenza già al centro del tristemente noto crack della banche venete.

Dopo la rivelazione delle operazioni transitate sui quei conti Nicola Borzi si è trovato in una situazione alquanto singolare come denuncia su un post su Facebook.

"Il mio telefono è sotto controllo. I miei post su Fb sono filtrati e appaiono a distanza di minuti. La mia carta di credito privata venerdì sera è stata disattivata e riattivata solo sabato mattina (avranno temuto che scappassi: ma per andare dove?). Ho l'impressione che "qualcuno" abbia visitato casa mia.

Il mio archivio digitale di 15 anni di lavoro mi è stato sequestrato. Tutto quanto, non solo quello che serviva alle indagini.

Eppure io non ho commesso reati: non sono indagato ma testimone.

È corretto, è giusto tutto ciò?

Perché su quei conti potrebbe essere invocato il segreto di Stato

Banca Nuova possiede a Roma una sola filiale, quella di via Bissolati, ma è un' agenzia "pesante". Secondo quanto rivelato dal quotidiano La Verità ai servizi segreti sarebbe stato intestato qui dal 2009 un conto corrente "fantasma" esente dalla registrazione antiriciclaggio e dalla segnalazione all'anagrafe tributaria. 

L'indagine che ha visto Borzi finire al centro dell'attenzione delle autorità parte da quello che è passato alla cronaca come il "BpVi leak" ovvero l'enorme database con movimenti di conto corrente a dir poco delicati, che in teoria dovrebbero essere top secret ed è invece stato reso pubblico. 

Chi c'era tra i beneficiari dei pagamenti?

Dal giugno 2009 al gennaio 2013 il gruppo allora guidato da Gianni Zonin ha gestito 1.600 transazioni bancarie, per un controvalore di 642 milioni di euro. Tra i beneficiari dei pagamenti, sempre secondo il quotidiano della Confindustria, c’è un po’ di tutto.

Generali, funzionari, dirigenti medico-ospedalieri, vertici di autorità portuali e di istituzioni musicali siciliane. Ci sono giovani autori e registi di fortunatissimi programmi di infotainment di tv nazionali private, conduttori di trasmissioni di successo sulla radio pubblica, fumettisti vicini al mondo dei centri sociali. 

Le informazioni sui movimenti finanziari dei servizi sono dati sensibili e questo forse spiega perché il governo ha preferito tenere a tutti i costi in mani italiane la Bpvi, "venduta" per un euro a Banca Intesa insieme con Veneto Banca.

La difesa della libertà di stampa

Secondo il sindacato del comitato di redazione de Il Sole, il sequestro operato dalla Guardia di finanza viola la giurisprudenza della Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo, il vincolo del segreto professionale, posto a tutela della riservatezza delle fonti, un cardine del lavoro giornalistico.

Lo stesso ordine dei giornalisti della Lombardia, senza entrare nel merito dell’ipotesi di reato - violazione del segreto di Stato -condanna il metodo investigativo.

Non è ammissibile che gli ufficiali di Pg ritengano di avere accesso - su delega in questo caso del procuratore capo di Roma - a tutta la memoria informatica dei dispositivi del giornalista, perché ciò configura un chiaro eccesso rispetto alle finalità dell’inchiesta - sulla quale potremmo discutere a lungo alla luce della giurisprudenza garantistica della Corte Ue - gravemente e irrimediabilmente dannoso della professione e della “affidabilità” del cronista verso le proprie fonti. Sul punto sarebbe opportuno che il Csm indicasse le linee guida delle attività investigative delle Procure nei confronti della stampa.

Fonte: Il Sole 24 Ore →
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