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Giovedì, 22 Febbraio 2024

Nizza, Parigi, Bruxelles: dietro le stragi Isis il "Ministro degli attentati"

Su di lui pende una taglia da 5 milioni di dollari: è Abu Mohammad al Adnani il ricercato numero uno dagli uomini dell'intellicence di tutto il Mondo. E' il supervisore dei combattenti del fronte esterno dell'Isis ed ispiratore dei "lupi solitari"

Dopo l'ennesima strage Jihadista a Nizza il mondo si interroga su come fermare gli attentatori che sembrano muoversi sempre più in modo incontrollato nel cuore dell'Europa. Guido Olimpo per il Corriere delle Sera traccia l'identikit di quello che da più parti è accusato per essere il vero uomo dietro ai lupi solitari incaricati di portare il terrore fuori dai confini del Califfato nero, Abu Mohammad al Adnani ritenuto il "ministro degli attentati" dello Stato Islamico. 

Al Adnani è l’uomo nel mirino. Forse più del Califfo al Baghdadi. Gli americani gli danno la caccia ed hanno deciso di intensificare gli sforzi per liquidarlo. Magari trovando sponda nei russi, nel quadro di quella collaborazione anti-terrore che Washington e Mosca paiono cercare. Un centro di coordinamento ad Amman e le basi in Iraq hanno analizzato nelle ultime settimane tutte le informazioni possibili sul portavoce dell’Isis. L’attività dalle spie, le immagini dai satelliti e dai droni sulle zone del califfato, i dati raccolte dagli alleati curdi. L’intelligence deve costruire il quadro di vita di un target, ossia i possibili rifugi, i percorsi, la cerchia di contatti e conoscenze. Sono i parametri indispensabili quando si vuole eliminare un target di quel livello. Un personaggio che sa bene di essere sulla lista nera, inseguito da una taglia di 5 milioni di dollari.

Abu Mohammad al Adnani è il ricercato numero uno dagli uomini dell'intellicence di tutto il Mondo poichè è identificato come il supervisore dei combattenti del fronte esterno dell'Isis che coordina gli attacchi come quello di Parigi e Bruxelles, ed ispiratore dei "lupi solitari", dal killer di Orlando all’assassino di Nizza.

Abu Mohamed si è guadagnato gradi e ruolo. Sulla quarantina, originario della regione di Idlib (Siria), gravita fin da giovane nell’arena integralista per poi assumere un impegno personale dopo l’invasione americana dell’Iraq, nel 2003. Spartiacque per molti destini e per il futuro dell’intera regione. Entra nella guerriglia sunnita, è schierato con i mujaheddin di al Zarkawi, combatte e finisce in prigione, a Camp Bucca. Altro snodo geografico e politico. Il carcere controllato dagli americani diventa l’incubatore per la futura leadership dello Stato Islamico. Qui, all’interno delle gabbie dove i detenuti indossano tute gialle, si incontrano al Baghdadi e gli altri. Una volta rilasciati danno vita al movimento. E quando esplode la rivolta in Siria, nel 2011, trovano nuovi spazi.

Caccia a al Adnani, su di lui una taglia da 5 milioni di dollari

I primi esploratori sarebbero partiti dalla Siria tra il 2013 e il 2014: attivisti d’origine francese, che dopo un training veloce, sono rimandati indietro con l’ordine di compiere operazioni con in tasca non più di duemila euro a testa. Forniranno l'appoggio al commando della grande offensiva del terrore, con Abaaoud e gli altri. Tutti in qualche modo legati alla struttura di al Adnani, ritenuto il "ministro degli attentati".

In questi mesi lui si è tenuto al coperto. Lo hanno segnalato sempre a Raqqa, a gennaio lo hanno dato per ferito in un raid iracheno attorno a Mosul, il caposaldo dell’Isis. In realtà è rispuntato con il famoso messaggio di giugno, alla vigilia del Ramadan. Poche parole sufficienti ad appiccare l’incendio.

Fonte: Corriere della Sera →
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