Domenica, 7 Marzo 2021
L'omicidio di Partinico nel 2019 / Palermo

Uccise a coltellate l’amante incinta: “Sono pentito, ho rovinato la vita a due famiglie”

La deposizione in Corte d’Assise di Antonino Borgia, l’imprenditore di Partinico reo confesso dell’omicidio di Ana Maria Lacramioara Di Piazza nel novembre 2019. Il resoconto su PalermoToday

“Sono dispiaciuto e pentito, non so cosa mi è preso”. È scoppiato a piangere più volte davanti ai giudici della Corte d’Assise Antonino Borgia, l’imprenditore di Partinico (Palermo) reo confesso dell’omicidio 30enne Ana Maria Lacramioara Di Piazza, incinta, avvenuto il 22 novembre 2019. Come riporta Sandra Figliuolo su PalermoToday, Borgia non è riuscito a dare una spiegazione di cosa l’abbia spinto a massacrare la ragazza.

Ana Maria Lacramioara  fu uccisa con dieci coltellate, di cui tre all’addome e due al torace, e altri fendenti recisero la carotide e la giugulare. Il suo cadavere fu poi nascosto in un terreno lungo la statale 113. Dopo l’omicidio, Borgia, sposato e padre di una bambina, si era comportato come se nulla fosse successo, andando al bar, dal barbiere e recandosi persino a sbrigare una pratica al commissariato di Partinico.

L’imprenditore aveva poi confessato l’omicidio della ragazza, ma per arrivare a lui furono necessarie diverse testimonianze. Una di queste riferì di aver visto dalle immagini delle videocamere di sorveglianza della propria abitazione un uomo che aggrediva una donna e un’altra di aver visto una ragazza inseguita da un uomo scappare da un furgone: una scritta sul mezzo aveva permesso agli investigatori di risalire alla ditta di Borgia.

Omicidio Partinico, Antonino Borgia a processo per la morte di Ana Maria Lacramioara Di Piazza

 “Non so cosa mi è passato per la testa. Abbiamo iniziato a litigare e l’ho colpita”, ha ribadito Borgia, il quale ha raccontato che con giovane aveva "un'amicizia" e che ogni tanto si frequentavano e tra di loro ci sarebbe stato qualche rapporto sessuale. Un giorno lei gli avrebbe detto di essere rimasta incinta "ma - ha affermato l'imprenditore - non mi disse che il bambino era mio". Visto che la vittima avrebbe deciso di abortire, lui si sarebbe offerto di aiutarla. Il giorno dell’omicidio, la discussione sarebbe nata, sempre secondo l'imputato, perché la ragazza questo aiuto, anche economico, lo avrebbe preteso con forza. Borgia, stamattina, non ha mai parlato della vittima come della sua "amante" né ha detto di temere che potesse rivelare alla moglie la loro relazione. Ha solo ripetuto che "non so cosa mi è successo", cercando in qualche modo di sostenere la tesi del raptus.

Antonino Borgia deve rispondere di una lunga lista di reati: omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dal fatto che la vittima fosse incinta (di quattro mesi, come ha stabilito l'autopsia), il procurato aborto e l'occultamento di cadavere. Accuse che, alla luce delle norme più recenti, hanno impedito all'imputato di fare l'abbreviato e di ottenere eventuali sconti di pena. In aula Borgia si è detto pentito e consapevole di aver rovinato la vita di due famiglie, la sua e quella della ragazza. 

La madre della vittima, Anna Maria Di Piazza, si è costituita parte civile nel processo, con l'assistenza dell'avvocato Angelo Coppolino. È lei che sta crescendo il figlio di Ana Maria, che ha da poco compiuto 12 anni: "Quello che è stato fatto mia figlia - aveva spiegato a PalermoToday - non si farebbe neanche a un animale: è per lei che sono qui e soprattutto per mio nipote. Lui deve pagare".

Fonte: PalermoToday →
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