Padre e figlio costretti a mendicare in strada dopo che con l’inganno è stata sottratta loro la casa del Comune

Un incubo durato anni, che però ha trovato un lieto fine grazie all'intuito e alla sensibilità di comandante dei carabinieri che li ha aiutati

Erano stati notati chiedere l’elemosina in strada, un padre e un figlio da poco arrivati nel comune. Ci è voluta la sensibilità del comandante della locale stazione dei carabinieri, che ha intuito il retroscena di difficoltà e disagio sociale che i due avevano alle spalle, per convincerli a raccontare il loro calvario e arrivare anche a un lieto fine. 

I fatti a Filacciano, piccolo comune della provincia di Roma, dove padre e figlio sono arrivati ad agosto dell'anno scorso nel tentativo di rifarsi una vita dopo l'incontro con una donna che, con l’inganno, era riuscita a sottrarre loro la casa popolare che il Comune di Roma aveva assegnato ai due ad Acilia, insieme a ben 36mila euro, come scrive RomaToday. Il racconto di padre e figlio ha permesso ai carabinieri di ricostruire l’incubo vissuto dai due negli ultimi anni. 

Ad agosto dell’anno scorso, i carabinieri della stazione di Ponzano Romano avevano identificato i due, che chiedevano l’elemosina in strada e avevano trovato rifugio in una piccola abitazione a Filacciano. Dalle verifiche era emerso come entrambi percepissero una pensione. Il comandante della Stazione ha così iniziato ad approfondire la questione. Incontro dopo incontro, con pazienza e attenzione, il militare è riuscito a vincere la diffidenza dei due e a farsi raccontare tutta la storia. 

I due erano assegnatari fin dal 2005 di un immobile del Comune di Roma ad Acilia. Sette anni fa l'inizio di tutto, dopo l'incontro la donna, che si era proposta per aiutarli con le faccende domestiche. Poco dopo, la donna aveva iniziato una relazione con il più giovane dei due, facendo poi loro credere di essere rimasta incinta, estorcendo del denaro all’uomo per una gravidanza che in realtà non sarebbe stata né provata né portata a termine: circa 30mila euro, frutto di un’eredità, tra il 2013 e il 2016, più 500 euro al mese da una pensione sociale. 

Agli inizi del 2016, quando i soldi a disposizione delle due vittime avevano iniziato a scarseggiare, la donna avrebbe messo in atto un altro piano, ossia estorcere loro la casa popolare. Dietro la promessa di curare i loro interessi, la donna li aveva convinti ad abbandonare l'immobile, che sarebbe stato acquistato sottobanco da un suo conoscente. Una trattativa che però non è mai esista ed è verosimile per gli inquirenti che la donna abbia in realtà agevolato quella che nei fatti era diventata un’occupazione abusiva prendendo un fisso mensile dalla figlia che, senza titolo, era andata a vivere stabilmente nell’immobile del Comune. I carabinieri sono al lavoro su questa ipotesi. 

Senza più una casa, padre e figlio erano stati costretti a trasferisi - sempre con la donna - a Civitella San Paolo, un altro comune della provincia. Li sono rimasti fino a gennaio 2017. Le continue richieste di denaro da parte della donna e le mancate promesse di incassare la somma derivata dalla vendita della casa (che in realtà non era mai avvenuta) hanno infinine esacerbato i rapporti e costretto i due a lasciare anche quell'alloggio e a trovare rifugio in una roulotte parcheggiata in un deposito ad Acilia. Lì hanno vissuto per un po', facendo i custodi per sdebitarsi con il proprietario.  

Infine, il tentativo di ricominciare una nuova vita, lasciandosi alle spalle l'incubo, con il trasferimento a Filacciano, dove sono entrati poi in contatto con i carabinieri. 

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La donna e un complice che occupava illegamente l'alloggio popolare delle due vittime ad Acilia sono stati denunciati a piede libero "per circonvenzione incapaci, truffa ed estorsione”. I carabinieri infatti, stupiti dalla facilità con cui i due riuscivano sistematicamente da anni a raggirare padre e figlio, avevano chiesto e ottenuto dalla procura una perizia psicologica che ne ha dimostrato le minorate capacità. Una storia difficile, che però ha avuto un lieto fine: padre e figlio sono tornati nella materiale disponibilità dell’abitazione di Acilia di cui erano assegnatari. 

Fonte: RomaToday →

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