Venerdì, 19 Luglio 2024

Papà Kyenge prega per Calderoli con tutta la tribù: "Sia liberato dallo spirito malvagio"

Le parole del papà del ministro per l'integrazione sono molto lucide: "Possono lanciare tutte le banane che vogliono ma Cécile è italiana. L’Italia le ha dato la possibilità di studiare, di farsi una famiglia e una carriera. È il suo Paese"

La foto del leghista Roberto Calderoli, che paragonò la ministra Cecile Kyenge a un orango, finisce al centro di una preghiera nel suo villaggio di origine. E' un video del settimanale Oggi a raccontare per immagini questa curiosa cerimonia.

Nessuno aveva mai visto il padre del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. La rivista Oggi è andata a cercarlo in Katanga e l'ha trovato in un villaggio che si chiama proprio Kyenge. L'ha trovato e ha filmato una partecipata preghiera che aveva l'obiettivo di aiutare Calderoli a liberarsi dallo spirito crudele che abita in lui.

Su un altopiano del Katanga, all’estremità sud della Repubblica democratica del Congo, c’è un villaggio sperduto che per noi italiani ha un nome familiare: Kyenge. Qui ha avuto origine la la famiglia del ministro all’integrazione Cécile Kyenge. E qui il settimanale Oggi ha incontrato suo padre Clement, detto Kikongo (cioè “Chioccia”), un capo tradizionale la cui autorità viene  riconosciuta da oltre 50 mila persone in un raggio di oltre 100 chilometri.

Kikoko Kyenge si presenta in abiti cerimoniali e con tutti i paramenti del potere tribale presiede a una giornata di cerimonie davanti alla popolazione in festa. Indossa il copricapo con la criniera di leone, la collana con denti di leone e leopardo, i fili di perle blu incrociate sul torace, un bracciale d’avorio, una camicia azzurra e un’ampia tunica a strisce bianche e blu su cui pende una pelle di leopardo. Accompagnato da una sacerdotessa in abito bianco e dal suono incessante dei tam tam, papà Kyenge prega davanti all’altare degli antenati, balla tra la folla e ascolta le richieste della gente.

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Le parole del papà del ministro per l'integrazione sono molto lucide: "Possono lanciare tutte le banane che vogliono ma Cécile è italiana. L’Italia le ha dato la possibilità di studiare, di farsi una famiglia e una carriera. È il suo Paese. Ascolterà tutto e tutti, insulti compresi. Ma non mollerà e un passo alla volta arriverà dove vuole. Quando mi ha chiamato per sapere come comportarsi davanti agli insulti di Calderoli le ho risposto con un proverbio africano: “Il cane abbaia, la carovana passa”".

Papà Kyenge poi preferisce cedere la parola al pastore Eustache Youmba che improvvisa una preghiera: «Signore», dice in lingua bemba, «nella tua misericordia ci hai detto di pregare per chi ci perseguita, per chi ci ingiuria e per chi ci maltratta. Non siamo contro Calderoli, il fratello che ha insultato la nostra Kashetu (nome originario della Kyenge, ndr), ma contro lo spirito che lo ha spinto a ingiuriare. Tu che puoi punire o perdonare, libera questo tuo figlio dalla malvagità dello spirito. Fai che riconosca il suo peccato e che porti il suo pentimento davanti a Cécile»

Fonte: Oggi →
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