Domenica, 24 Gennaio 2021

"Mi hanno tolto un braccio per un errore, ad oggi nessuno mi ha ancora chiesto scusa"

"Doveva essere un’operazione semplice, senza rischi. Invece non è stato così. Una settimana dopo ho rischiato di morire". La denuncia di Paola Moise, una madre di 47enne, che vorrebbe prendersi cura di sua figlia ma per lei ora è tutto difficile

Paola Moise in una foto di repertorio da TorinoToday

Paola Moise è una madre che non riesce più a stringere a se la figlia perché nel maggio del 2017 dopo essersi sottoposta a quello che doveva essere un banale intervento chirugico si è vista costretta ad un ricovero di emergenza e all'amputazione di un braccio decisa dai medici per salvarle la vita. 

Ora come spiega la 47enne piemontese al Corriere della Sera tutta la sua vita è rimasta sconvolta, così come quella della sua famiglia. 

"Adesso chiedo giustizia - spiega Paola Moise in una intervista - ad oggi nessuno mi ha ancora chiesto scusa: non è giusto"

"All’inizio avevo tanta rabbia in corpo, adesso sono triste e depressa. Gesti quotidiani come preparare il caffè o aprire un bottiglia sono diventati per me delle sfide"

Paola Moise, una vita sconvolta da un'operazione

L'incubo per Paola inzia quando decide di curare la sindrome del tunnel carpale sottoponendosi ad un intervento chirurgico. Pochi giorni dopo l’intervento, i medici si accorgono che aveva contratto un’infezione troppo tardivamente e dopo un ricovero d'urgenza riscono a salvarle la vita ma si vedono costretti ad amputarle il braccio a causa di una "fascite necrotizzante".

"Doveva essere un’operazione semplice, senza rischi. Invece non è stato così. Una settimana dopo ho rischiato di morire"

"Ero una donna indipendente - spiega - ora non lo sono più. Ho bisogno sempre di essere aiutata: ci sono cose che da sola non riesco più a fare. Ma soprattutto non posso più prendermi cura della mia bambina".

La figlia minore della donna è affetta dalla sindrome di Rett, una malattia neurologica che la rende dipendente dagli altri per tutta la vita.

"È una malattia neurologica molto grave e lei ha bisogno della mia assistenza in tutto: dal momento in cui si sveglia a quando va a dormire. Non riesco a sollevarla per consentirle di sedersi sulla sedia a rotelle, non posso farle il bagno, darle le medicine di cui necessità. Non posso stringerla a me e consolarla quando sta male. È un incubo"

"Per mio marito e mia figlia maggiore è stato uno choc - spiega ancora Paola - Con grande fatica stiamo cercando di reagire"

Fonte: Corriere della Sera →
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