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Domenica, 5 Dicembre 2021

L'ultras che aspetta giustizia da otto anni: "La polizia mi ha ridotto in fin di vita"

Il giovane tifoso del Brescia Paolo Scaroni il 24 settembre del 2005 è stato ridotto in fin di vita alla stazione di Verona dagli agenti di polizia

Aspetta giustizia, da otto anni. Il giovane tifoso del Brescia Paolo Scaroni il 24 settembre del 2005 è stato ridotto in fin di vita alla stazione di Verona dagli agenti di polizia. Nella sentenza di primo grado i giudici hanno stabilito la responsabilità delle forze dell'ordine ("hanno picchiato con il manganello al contrario"), ma nessuna possibilità di individuare le responsabilità personali. Per questo motivo gli imputati sono stati tutti assolti. E' il Fatto Quotidiano oggi a raccontare questa storia.

In un pomeriggio di fine estate la vita di Paolo Scaroni cambiò, per sempre: "Cercavano il morto" dice oggi. Fu  ridotto in fin di vita a colpi di manganello da agenti di polizia il 24 settembre 2005, per tragica coincidenza proprio la sera prima dell’omicidio di  Federico Aldrovandi a Ferrara.

La diagnosi dei medici all'epoca era lapidaria: "Trauma cranio cerebrale. Frattura affondamento temporale destra. Voluminoso ematoma extradurale temporo parietale destro”. Una persona spacciata: ”Il medico legale si spaventò perché nonostante fossi in fin di vita non avevo un livido nel corpo. Avevano picchiato solo in testa”.

Scaroni non smette di lottare per avere giustizia: il pubblico ministero Beatrice Zanotti ha presentato ricorso in appello contro l’assoluzione di sette poliziotti del Reparto mobile di Bologna. Non vi sono dubbi sul fatto che furono sicuramente dei poliziotti a pestarlo a sangue, ma non c'è la prova che siano stati gli imputati e non invece altri appartenenti alla Celere.

Scrive Il Fatto:

Paolo Scaroni, 36 anni, fino al ”maledetto giorno” era un fiero allevatore di tori. Ora, invalido al 100%, dalla sua casa di Castenedolo dove abita con la moglie, lotta giorno per giorno per ritrovare una vita un po’ normale. Adesso potrà forse avere un risarcimento: ora che un giudice ha detto che quello fu un ”pestaggio gratuito”, ”immotivato rispetto alle esigenze di uso legittimo della forza, di un giovane, con danni gravissimi allo stesso”, avere qualcosa indietro dallo Stato potrebbe essere più facile.

E' diventato un simbolo del mondo ultras, ma ormai raramente va allo stadio. Le autorità, dice, l'hanno abbandonato: "Solo il questore di Brescia mi ha fatto sentire la sua solidarietà. Avevo scritto a Roberto Maroni quando era ministro dell’Interno, persino al Papa. Niente". L’ultras del Brescia non si dà pace quando ripensa al processo: ”C’è stato persino un poliziotto che testimoniò di avermi visto prendere a testate un vagone”.

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Ma Paolo non dimentica che proprio dentro la questura di Verona lavorava la poliziotta che testarda ha indagato sui suoi colleghi ed è riuscita, dopo due richieste di archiviazione da parte della magistratura e anni di indagini, a portare gli agenti alla sbarra.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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