Martedì, 28 Settembre 2021

Parroco arrestato al coca-party: "Perché la Chiesa non lo punisce?"

Sulla Stampa un articolo di Marco Neirotti racconta la vicenda di Don Stefano, 45 anni, parroco a Carciano di Stresa

Sulla Stampa un articolo di Marco Neirotti racconta la vicenda di Don Stefano, 45 anni, parroco a Carciano di Stresa.

L'uomo è da qualche tempo in prigione, per essere stato beccato dalla polizia in un coca party a Milano, mente gettava droga nel water: "Sono depresso, mi aiuta a combattere la malattia" si era giustificato il Don.

Anche altri problemi giudiziari l'avevano messo nei guai.

La sentenza del 30 settembre 2013 del giudice Beatrice Alesci, relativa a una diversa vicenda, racconta tutta la sua storia.

Arriva a Carciano da Monza nel 2002. Ha trentatrè anni, è estroverso, per l’accusa «abile affabulatore e manipolatore». Così lo racconta la sentenza: «Quantomeno “disinvolto” negli atteggiamenti e nell’eloquio, poco consono ad un uomo di Dio, frequentatore di locali pubblici e di gay bar, non era solito vestire l’abito talare ma jeans e capi firmati costosi, guidava un’Alfa 164, nel corso delle escursioni organizzate con i parrocchiani non ha mai celebrato messa».

Venne citato in giudizio per alcune questioni di eredità da alcuni parenti.

Il giro di denaro è costante. C’è l’acquisto, quale socio occulto, di un bar dalle sfortunate vicende, ci sono bonifici all’estero, un pagamento per costosi articoli acquistati on line a un sexy shop, «spacciati per abiti da carnevale per i ragazzi». La sentenza con tutti questi bei quadretti è del settembre 2013. Ma il don cui intanto è stata affidata la cura di altre due piccole parrocchie, non ne ha dovuto render conto ai superiori.

Proprio questo atteggiamento ritenuto da alcuni non abbastanza duro da parte della Chiesa sta facendo discutere, spiega La Stampa.

Fonte: La Stampa →
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