Paternità italiana venduta per 800 euro, poi i ricatti: "Prostituisciti o non vedi più tua figlia"

La sconcertante scoperta in una indagine coordinata dalla procura di Piacenza. Cinque le persone denunciate

Foto di repertorio

Per comprare un padre bastano 800 euro. Un elemento sconcertante emerso durante l'indagine dagli agenti della sezione investigativa della polizia municipale, che hanno scoperto due uomini italiani che, in cambio di qualche centinaio di euro, erano disposti a riconoscere i figli che le prostitute albanesi avevano avuto con chissà chi. Potendo riferire all'anagrafe un padre italiano, automaticamente il bambino otteneva la tanto ambita cittadinanza italiana, e questo permetteva quindi alle madri di stabilirsi in pianta stabile nel nostro Paese. Dietro l'indagine, coordinata dal sostituto procuratore di Piacenza Matteo Centini, c'è anche un retroscena fatto di sfruttamento e di vili ricatti verso una madre costretta al marciapiedi per rivedere la figlia neonata.

Come scrive Giampietro Bisaglia su IlPiacenza. in tutto sono cinque le persone che sono state denunciate dalla polizia municipale al termine di un'indagine complessa in un mondo pervaso di omertà come quello della prostituzione. Tra loro anche i due italiani che hanno falsamente riconosciuto almeno due paternità in cambio di denaro, e che sono stati denunciati per false attestazioni secondo l'articolo 567 del codice penale. Si tratta di un cremonese di 63 anni e di un milanese di 48. Entrambi incastrati dal test del Dna che la procura ha disposto per accertare che non vi fosse alcun legame di parentela con quei bambini.

La sfortunata protagonista, che rompendo il silenzio imposto dagli sfruttatori ha permesso agli inquirenti di scoprire tutto e di intervenire, è una giovane donna che qualche tempo fa era arrivata a Piacenza dall'Albania per cercare un lavoro onesto. Era incinta, e ad attenderla c'era il suo compagno, un connazionale, che però si è dimostrato anche lui complice del sistema. Infatti, non appena messo piede in città, la giovane straniera è stata subito obbligata a prostituirsi in periferia. Poco importava che fosse incinta di quello stesso uomo. Servivano soldi, e un'altra donna albanese, da tempo a Piacenza per fare la lucciola, l'ha ospitata a patto che vendesse il suo corpo agli sconosciuti sui marciapiedi della Caorsana. "Ogni sera doveva portare a casa almeno duecento euro, più una percentuale sul totale delle prestazioni - spiegano gli inquirenti - perché altrimenti non le permettevano di vedere la sua bambina". Nel frattempo, infatti, aveva partorito una femminuccia che veniva accudita da una sorta di "maman" quando lei doveva lavorare. "Pagava l'affitto di una porzione di marciapiedi, ed era stata obbligata ad andare con i clienti più vecchi" dice la Municipale.

Fonte: ilPiacenza →

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