Investita mentre parla al cellulare, per il giudice è responsabile all’80% dell’incidente

La decisione del Tribunale di Trieste nel caso di una donna investita da un’auto mentre stava attraversando la strada parlando al telefono

Quando è stata investita da un’auto stava attraversando la strada parlando al cellulare e per questo, secondo il giudice, è stata ritenuta responsabile dell’incidente. È quanto ha deciso il tribunale di Trieste con la sentenza 380/2019 per quanto riguarda il caso di una donna vittima di un incidente nel febbraio 2010. Il Tribunale era stato chiamato a giudicare in appello dopo una sentenza di primo grado del Giudice di Pace.

Come ricostruito nella sentenza, la donna è stata investita mentre stava per salire su un autobus e aveva attraversato la strada parlando al cellulare e senza guardare preventivamente se stavano sopraggiungendo altri veicoli. Secondo il giudice, “risulta incontrovertibile la connotazione colposa della condotta della pedone”, che avrebbe agito “in disprezzo delle regole sulla circolazione stradale e di normale prudenza”. Per questo motivo, la colpa dell’incidente è stata attribuita per l’80% a lei e per il 20% al guidatore che l’ha investita. Per il tribunale, l’automobilista non è del tutto esente da colpe, visto che avrebbe dovuto prevedere il comportamento della donna, poiché l’aveva vista correre sul marciapiede per avvicinarsi all’autobus.

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Come riferiscono Corriere e il portale giuridico Studio Cataldi, il tribunale ha stabilito che se il comportamento del pedone è stato “fattore causale esclusivo dell’evento dannoso”, la responsabilità può essere condivisa a patto però che l’automobilista dimostri che non era possibile evitare l’impatto con una manovra d’emergenza, come già stabilito dalla Cassazione nel 2017, che sentenziò: “in caso di investimento di pedone” la responsabilità del conducente è “esclusa” se non c’è “alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale”. Un caso quindi diverso da quello della donna.

Fonte: Corriere.it →

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