Domenica, 7 Marzo 2021

Pensioni, i numeri dell'Inps e le stime: quanto prenderemo dopo 40 anni di lavoro

Nel 2036 un insegnante, dopo quarant'anni di lavoro, incasserà 1.200 euro. Bilancio Inps 2018: entrate 227 miliardi, pensioni da erogare 265 miliardi. Quanto incasseranno i 30enni di oggi? Ne parla il Corsera

Le pensioni? Una polveriera sociale per i giovani e, al contempo, un privilegio insostenibile per altre categorie (per esempio i baby pensionati che costano 9 miliardi l’anno e in molti casi ricevono l’assegno da 38 anni, dopo averne lavorato solo 15). Quanto basta per parlare di cittadini di serie A e di serie B, mentre "stiamo allevando quelli di serie C, i giovani". In attesa di capire quali saranno gli sviluppi, i tempi e i costi della riforma promessa dal governo Lega-M5s, il Corriere della Sera traccia un bilancio delle pensioni in Italia. E' un bilancio in rosso, scrivono Milena Gabanelli e Massimo Sideri: i trentenni e i quarantenni di oggi che pensione incasseranno quando di anni ne avranno 67? I ventenni l’avranno mai una pensione?

Sulle pensioni, insomma, si evidenzia lo scontro generazionale. I numeri del bilancio previsionale 2018 dell’Inps ci raccontato che nelle casse dell'Istituto di previdenza entreranno 227 miliardi di contributi (di cui 56 da dipendenti pubblici e 146 da dipendenti privati) e ne usciranno 265 in prestazioni. La differenza la coprirà lo Stato. In sostanza i contributi versati dai lavoratori non coprono le pensioni erogate.

Pensioni, come cambierà l'importo dell'assegno nel 2019 

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Un caso pratico: un docente di scuola media dopo 40 anni di lavoro oggi va in pensione con 1.550 euro al mese, perché usufruisce ancora del sistema retributivo. Nel 2036 lo stesso insegnante quanto incasserà? Secondo la proiezione Inps (che tiene conto della rivalutazione dello stipendio negli anni), se ha avuto la fortuna di avere un posto fisso a 27 anni, andrà in pensione con 1.200 euro con il regime contributivo. E i giovani? Oggi 3 milioni e mezzo di giovani dai 35 anni in giù hanno un lavoro a tempo determinato, atipico, precario.

Dovranno farsi una pensione integrativa se non vogliono rischiare l’indigenza, ma possono affrontarla con uno stipendio che spesso non supera i 900 euro al mese? Qualcuno ci sta pensando?

Intanto, si continua ad attendere che la maggioranza trovi una linea comune sui prossimi interventi pensionistici da attuare con la legge di bilancio 2019. "La manovra 2019 sarà decisiva per il tema pensioni, da sempre una polveriera sociale che, in particolare, a causa della Riforma Fornero ha messo in ginocchio i giovani, osteggiando, di fatto, il loro ingresso nel mondo del lavoro. Per questo deve essere modificata. Intanto, il bilancio delle pensioni è in rosso, quindi chiediamo al Governo di essere convocati al più presto per avere maggiori delucidazioni sui fondi da destinare alle due eventuali manovre: Quota 100 e Quota 41". Lo ha dichiarato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, in merito alle pensioni. "È fondamentale il ricambio generazionale che, al momento, è bloccato, per cui è opportuno che un lavoratore dopo 41 anni di servizio vada meritatamente a casa. Si continui, dunque, in tal senso con l’obiettivo di liberare posti per le nuove generazioni".

Pensioni, perché si rischia di lavorare fino ai 70 anni (o anche di più)

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Fonte: Corriere della Sera →
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