Domenica, 28 Febbraio 2021
Il mese più duro

Seconda ondata: la data del picco in Italia (secondo le previsioni)

L'ultimo bollettino, ancora tragico sul fronte dei decessi, confermerebbe che qualcosa nella curva si muove nel verso "giusto". Ma Roberto Battiston, fisico e matematico, spiega che i modelli indicano a fine novembre il momento più difficile nel nostro Paese

Roberto Battiston è fisico dell’Università di Trento ed ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana. In base alla proiezione di tutti i dati degli ultimi mesi, si può dire che c'è già una prima frenata nella curva epidemica, e si può ipotizzare la data del picco della seconda ondata in Italia: il 27 novembre 2020. Secondo gli esperti il numero dei morti salirà ancora in Italia nei prossimi giorni. Novembre sarà durissimo. Ma poi forse si aprono spiragli.

Il picco della seconda ondata di Covid in Italia

"L’epidemia sta rallentando" dice Battiston intervistato da Luca Fraioli su Repubblica lo scienziato che studia i dati della diffusione del virus Sars-CoV-2 in Italia da inizio anno, sin dai primi giorni dell’emergenza Covid. Applica alla propagazione del virus tecniche matematiche messe a punto per studiare i buchi neri. Gli effetti dei Dpcm del 25 ottobre e del 4 novembre, "si vedono, per tutta la prima metà di ottobre l’epidemia ha accelerato. Poi sono arrivati i provvedimenti del governo, a cominciare da quello del 12 ottobre, e la tendenza si è invertita: i contagi aumentano ma con un tasso di crescita sempre più lento".

Battiston tiene sotto osservazione gli infetti attivi (cioè tutti coloro che sono positivi a un dato giorno) e il tasso di crescita degli infetti attivi. "Il tasso di crescita - spiega - ci dice la pendenza della curva degli infetti, è il parametro più sensibile per registrare i cambiamenti della pandemia: se il tasso di crescita è positivo gli infetti aumentano, se è pari a zero gli infetti sono stazionari, se è negativo gli infetti diminuiscono".

A febbraio il tasso era fuori scala, poi è precipitato grazie al lockdown. A inizio ottobre è tornato a crescere in maniera preoccupante, molto probabilmente anche in seguito alla riapertura delle scuole lo scorso 24 settembre. Ora però i numeri dicono che i contagi continuano ad aumentare "ma lo fanno ormai spompati, con una velocità via via ridotta".

"Di questo passo — conclude Battiston — il tasso di crescita diverrà negativo il 27 novembre. E quel giorno ci potrebbe essere il picco di infetti attivi con circa 827mila casi"

Coronavirus: i primi segnali incoraggianti dalla curva dei contagi

Il bollettino di ieri lo confermerebbe, qualcosa si muove nel verso "giusto", nonostante il drammatico numero di decessi. Infatti se si escludono le domeniche e i lunedì in cui il calo è legato alla minore attività di laboratorio i dati dal martedì al sabato sono sempre in ascesa. Ieri c'è stato un calo sul giorno precedente. Per avere un mercoledì con un numero di nuovi positivi inferiori al martedì dobbiamo bisogna tornare indietro fino al 10 giugno. Ci si aggrappa anche a questo.

La curva si avvicina al suo piatto? "Sì e se queste misure, come sembra, stanno funzionando potremmo arrivare al picco entro pochi giorni. Il problema è che conosciamo gli effetti di un lockdown totale, ma non di misure intermedie dice al quotidiano La Stampa Giovanni Di Perri, professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Torino e primario all’Ospedale Amedeo di Savoia: "Si avverte un leggero rallentamento dei contagi da verificare a breve.I morti invece sono aumentati negli ultimi dieci giorni, il che significa che il virus ha raggiunto i più vulnerabili. Non è il momento di arrendersi, ma di agire".

Fonte: La Repubblica →
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