Giovedì, 17 Giugno 2021

La pillola dei cinque giorni dopo alle minorenni anche senza ricetta

Il Tar del Lazio respinge i ricorsi delle associazioni pro-vita. I giudici: la EllaOne, che si può assumere fino a cinque giorni dopo, non è un farmaco abortivo

La pillola del giorno dopo si può dare alle ragazze minorenni anche senza ricetta. Lo ha deciso con una sentenza il 4 giugno scorso il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, che ha dato torto alle associazioni pro-vita contro la decisione dell'Aifa. Repubblica spiega che alla sbarra era stato portato EllaOne, che potrà essere richiesto ancora dalle donne senza ricetta. EllaOne, pillola che si può assumere fino a cinque giorni dopo un rapporto (mentre Norlevo è la cosiddetta "pillola del giorno dopo"), era stata autorizzata dall'Aifa l'8 ottobre scorso. Il ricorso era stato presentato dal Centro Studi Rosario Livatino, dal Movimento per la Vita, dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dale associazioni Medici Cattolici, Pro vita e famiglia onlus e Family Day. 

Nei tre mesi precedenti a quella decisione erano state vendute 153mila confezioni delle due pillole. Nei tre mesi successivi il dato è sceso a 137mila, anche se è rimasta identica la quantità di EllaOne, circa 70mila dosi. Dai primi dati, quindi, non sembra che la possibilità avere la pillola anche senza ricetta abbia fatto crescere la richiesta delle più giovani. 

Michele Bocci spiega il collegio (composto dal presidente Riccardo Savoia e dai consiglieri Massimo Santini e Roberto Vitanza) ha deciso che il ricorso è infondato. Riguardo alla presunta carenza di ricerche scientifiche «tale affermazione risulta per tabulas smentita ad una attenta lettura del “Razionale scientifico e regolatorio” del 16 dicembre 2019 dal quale risulta al contrario la presenza di numerosi studi e contributi in tale specifico settore. Sempre numerose fonti scientifiche sono dirette "da un lato ad escludere problematiche di salute quale sia l’età di chi assume tale sostanza, dall’altro ad escludere una ulteriore portata antinidatoria in capo al prodotto medesimo".

Il punto è che questi farmaci impediscono l’incontro tra spermatozoo e ovulo, interrompendo appunto l’ovulazione. Se la fecondazione avviene non hanno più effetto, non interrompono la gravidanza già in corso e perciò non causano l’aborto. Tra l’altro i giudici fanno notare come la tesi di chi ha fatto ricorso «si basa unicamente su uno studio di un esperto», che tra l’altro non è nemmeno tanto distante dalla posizione di Aifa. Il Tar è piuttosto netto nei confronti delle accuse di possibili effetti tossici sul fegato. «Trattasi anche in questo caso di opinioni o meglio di mere asserzioni ipotetiche»

Fonte: La Repubblica →
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