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Mercoledì, 19 Gennaio 2022

Il porto di Taranto nelle mani della Cina

Dietro l’operazione il sottosegretario M5S a Palazzo Chigi Mario Turco. Imprenditori e sindaco: “Ci sarà più lavoro”

Giuliano Foschini su Repubblica racconta oggi la storia del porto di Taranto nelle mani della Cina. Mentre l'Ilva quasi non esiste più, il nuovo centro di Taranto è il mare, il suo porto, tra i più importanti del Mediterraneo, che si trova oggi a essere centro della partita geopolitica più importante, quella tra l’Occidente e la Cina. I porti sono uno dei due tasselli (con il 5G) attorno al quale si gioca in Italia la partita fra Cina e Stati Uniti. E lo sono perché il porto di Taranto sta finendo sotto l’influenza cinese.

Tutto è cominciato lo scorso anno quando è stata affidata, per i prossimi 49 anni, la gestione del terminal contenitori (prima controllato da una società di Taiwan) ai turchi di Yilport Holding. Un’informativa dell’Aise, il nostro servizio di intelligence estera, ricostruisce come Yilport sia socia della Cosco, compagnia di Stato cinese. Sempre a Taranto sta per chiudersi poi l’operazione per l’affidamento dell’area dell’ex yard Belelli, una delle più grandi del porto (220mila metri quadrati), al Ferretti group, oggi controllato per l’85 per cento dai cinesi del Weichai Group. Dovranno costruire scafi e realizzare un centro di ricerca. «Sono occasioni importantissime per il nostro porto e per il futuro di Taranto», dice il presidente dell’Autorità portuale, Sergio Prete. «Investimenti e lavoro». La sola operazione Belelli mette sul tavolo un centinaio di milioni e 400 posti di lavoro, per cominciare. Ma, la questione, come Prete sa, è molto più complessa.

I cinesi vogliono Taranto perché è cruciale - come Genova e Trieste, dove però le operazioni a oggi sono più complesse - nella via della Seta, il mastodontico programma di investimenti infrastrutturali che dovrebbe collegare Europa ed estremo Oriente. Taranto rappresenta storicamente, però, uno snodo fondamentale per i Paesi Nato, oltre a essere una dei porti principali della Marina militare italiana. L’ex Belelli che finirebbe nelle mani cinesi dista meno di dieci miglia dall’insediamento Nato da cui partono le operazioni più delicate e sensibili del Mediterraneo. Per questo il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha chiesto ai nostri servizi un dossier, preoccupata per le ripercussioni che un’operazione come quella di Taranto potrebbe avere sulla sicurezza nazionale.

Un rappresentante in particolare, il sottosegretario alla presidenza, il senatore tarantino Mario Turco, esponente dei 5 Stelle, assai vicino al premier Giuseppe Conte, si è speso per questa soluzione. Turco ha la responsabilità del Cis, il Comitato istituzionale per l’area di Taranto, un miliardo di euro complessivi. L’investimento Ferretti godrà di un aiuto pubblico importante, con una bonifica grazie a fondi pubblici da 15 milioni e un investimento di reindustrializzazione da poco meno di 100 milioni, in parte del Cis.

Fonte: La Repubblica →
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