Foto hard nella chat della parrocchia con i cresimandi: rimosso anziano sacerdote

Una vicenda su cui la Curia ha provato a mantenere la massima riservatezza ma che è diventata di dominio pubblico

foto di repertorio Pixabay

Scandalo in una parrocchia di Padova: un sacerdote di 73 anni è stato rimosso dopo che nella chat da lui creata con alcuni cresimandi è comparsa una foto decisamente "hard", con un pene in primo piano e sullo sfondo alcuni santini.

Secondo quanto racconta il Corriere del Veneto, i fatti risalgono alla fine di settembre, quando sulla chat – dedicata ai ragazzini che si preparavano per ricevere il sacramento, quindi tutti bambini fra i 9 e i 10 anni, insieme ai loro genitori – è comparsa la fotografia di un membro in erezione davanti a santini religiosi. Alle rimostranze dei genitori, che hanno chiesto immediatamente di rimuovere la foto (mentre i ragazzini erano già a letto e quindi non hanno potuto vedere l'immagine), ha risposto una delle catechiste presenti nella chat, che ha giustificato l'invio della foto con un probabile furto del telefonino o come l'opera di un hacker. La mattina dopo il sacerdote avrebbe scritto: "Carissimi, sono dispiaciuto di quanto accaduto la scorsa notte. Ho parlato con il parroco (il titolare della parrocchia, ndr) e mi ha consigliato di mettermi in contatto con la polizia postale. Cosa che ho fatto. Ora sono in attesa di aver informazioni precise. Buona Giornata". Una versione che però sembra aver convinto in pochi.

La stessa Curia di Padova, venuta a conoscenza del fatto, ha allontanato il prete che in passato aveva lavorato anche in una comunità che gestiva l'arrivo dei migranti, riservandogli un altro incarico e chiedendo la massima discrezione. "I superiori della Curia stanno prendendo provvedimenti nei confronti del don - ha scritto un'altra catechista - il quale non sarà più presente nella nostra comunità. Vi chiediamo di mantenere riservatezza sull'accaduto, dato che si tratta di una vicenda molto delicata". Ma la vicenda è ormai di dominio pubblico.

Fonte: Corriere del Veneto →

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