Mercoledì, 3 Marzo 2021
La storia / Milano

"Continuo a prostituirmi anche col lockdown, ma sogno una vita diversa"

Michelly Kelton è una sex worker transessuale che anche durante la pandemia, non avendo altre fonti di sostentamento, continua a lavorare a Milano in via Novara. La sua storia raccontata da MilanoToday

Michelly Kelton in via Novara a Milano

"Continuo a prostituirmi anche col lockdown, ma sogno una vita diversa". A parlare così è Michelly Kelton, una sex worker transessuale di origine brasiliana che ha voluto condividere la sua storia. Anche con questo secondo lockdown le prostitute continuano a lavorare nelle periferie di Milano, in zona rossa, spesso consapevoli di correre ancora più rischi, ma non avendo altra scelta visto che 'vendersi per strada' è l'unico modo che hanno di riuscire a sopravvivere. "L'alternativa è stare a casa e fare la fame. Come facciamo a pagare la spesa, le bollette, l'affitto? Non abbiamo scelta", racconta Michelly.

La storia di Michelly Kelton

La collega Eleonora Dragotto di MilanoToday è andata a trovarla per intervistarla dove lavora, anche in questo periodo, in via Novara. Condividiamo la sua storia anche nella speranza che qualcuno riesca a offrirle un'occupazione diversa. Qui l'intervista integrale.

Da quanto tempo lavori come sex worker?

"In Italia dal 2007 ma ho iniziato in Brasile, nella zona da cui provengo, a nord di San Paolo, quando avevo 8-9 anni, sono andata via di casa dopo che una parte della mia famiglia non mi ha accettata, perché già da ragazzina uscivo con le femmine e mi sentiva come loro. Ho iniziato a prendere ormoni molto presto, ne ho presi tantissimi nel corso della mia vita".

Prostituirsi è stata una scelta per te?

"Quando si è transessuali prostituirsi purtroppo è spesso l'unico lavoro possibile, è molto difficile trovare altro perché ci sono forti discriminazioni. Io qui in Italia ho provato a lavorare come parrucchiera ma non ci sono riuscita. Al telefono mi dicevano ok, va tutto bene, ti prendiamo, ma quando poi mi vedevano di persona non mi assumevano più. A fare questa vita spesso ci si sente molto sole. Noi cerchiamo di dividere il 'sesso tecnico' che facciamo per lavoro da quello 'passionale', ma ci sono momenti in cui è facile legarsi ai nostri clienti perché attorno si sente proprio un vuoto. A Natale, ad esempio, o con le feste la sensazione di solitudine è molto forte. Io prima avevo un fidanzato che mi amava molto ma, stupidamente - perché all'epoca ero ambiziosa e cercavo un compagno ricco - purtroppo l'ho allontanato finendo per perderlo. Ora non sarei più tanto superficiale, con gli anni sono cambiata molto".

Fai parte di una rete, devi pagare qualcuno per prostituirti in questa zona?

"No, per fortuna la strada è libera. Tanti anni fa però non era così, bisognava pagare e non aveva senso perché poi non c'era nessuna garanzia. Non è giusto dover dare soldi a qualcuno: la strada è pubblica".

Cosa è cambiato con il coronavirus?

"I miei clienti sono diminuiti dell'80% con questo ultimo lockdown. Ma ho ancora un 20% di clientela che continua a presentarsi. Anche per chi lavora con gli annunci è la stessa cosa, i clienti sono diminuiti tantissimo. Noi sappiamo di essere a rischio ma non abbiamo alternative. Sappiamo che ci sono delle leggi e vorremmo anche rispettarle ma non abbiamo un altro lavoro. Non è come in Germania o in Svizzera, dove la prostituzione è legalizzata. Qui, nonostante ci sia moltissima prostituzione, siamo costrette all'illegalità e non potendo pagare le tasse, non abbiamo nemmeno nessun diritto e alcun tipo di tutela".

Ma i clienti continuano a presentarsi, non hanno paura? Usate delle precauzioni in più?

"Con il primo lockdown c'era più paura ma adesso molti continuano ad arrivare nonostante tutto. I clienti che si presentano ora non hanno paura. Ci vedono per strada, in salute, e danno per scontato che non siamo malate. Nessuno mette la mascherina. È sempre così, quando arrivano pensano solo a fare l'amore, poi quando hanno finito ti chiedono se hai qualcosa, tipo se per caso hai l'Hiv, eccetera. Prima del covid mi capitava di avere 5 o 6 clienti a sera, tanti anni fa anche di più, perché c'erano molte meno transessuali".

Fonte: MilanoToday →
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