Martedì, 27 Luglio 2021
Varianti

Quanto protegge davvero il vaccino dall'ospedalizzazione per Covid

Il Green Pass va dato solo dopo due dosi di vaccino? Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell'Humanitas di Milano: "La Delta è la quarta variante che preoccupa, ma ce ne sono state tante e altre ne arriveranno. Bisogna prepararsi. E il Green Pass va dato dopo due dosi di vaccino e ai guariti con una dose"

''I vaccini sono come la cintura di sicurezza in auto: non è che perché l'abbiamo allora passiamo col rosso o superiamo i limiti. Mascherina e distanza non vanno dimenticati, ma usati quando servono. Riguardo la variante Delta, "come Paese siamo in ritardo, perché manca un programma nazionale di sequenziamento delle varianti con studi di funzione per capire se e quanto siano pericolosi. Abbiamo un nemico che cambia e non possiamo non conoscerlo''. Lo dice a 'La Stampa' Alberto Mantovani, che aggiunge che ''la Delta è la quarta variante che preoccupa, ma ce ne sono state tante e altre ne arriveranno. Bisogna prepararsi. E il Green Pass va dato dopo due dosi di vaccino e ai guariti con una dose".

"Due dosi di vaccino proteggono al 93 e 96 per cento dall'ospedalizzazione"

Secondo l'immunologo e direttore scientifico dell'Humanitas di Milano ''dobbiamo sequenziare, vaccinare tutti e i 400mila italiani vulnerabili di tumore, con insufficienza renale, immunodepressi e con malattie neurodegenerative. Humanitas ha un programma con altri centri di ricerca per seguire questi casi''. ''Due dosi proteggono molto dall'ospedalizzazione - prosegue Mantovani - 96 per cento sul campo con i vaccini a Rna e 93 con AstraZeneca. E riducono la trasmissione, anche se non si sa di quanto. Resta un 20-25 per cento di persone che risponde poco alla vaccinazione e può ammalarsi, quasi sempre senza finire in ospedale. La mascherina personalmente continuo a usarla anche all'esterno, perché si può incontrare qualcuno che non ha risposto al vaccino o una persona fragile. Quanto ad AstraZeneca, la seconda dose va fatta assolutamente, i guariti hanno bisogno di una sola dose, è un vaccino efficace con un effetto collaterale rarissimo per cui basta non farlo sotto i 40 anni come in Regno Unito o 60 da noi. La vaccinazione eterologa è stata una prudenza per gli under 60. Non è stata molto sperimentata, ma ci sono dati che suggeriscono una possibile risposta migliore. Detto questo penso che le persone hanno tutto il diritto di essere confuse''.

La vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria?

Sulla libertà di scelta del vaccino, dice ancora l'immunologo, ''se si trattasse dei vaccini per l'influenza in farmacia sarei d'accordo, ma questa è una vicenda di salute pubblica in cui regole chiare e omogenee sul territorio nazionale''. La vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria ''per gli operatori sanitari a contatto con pazienti fragili, mentre per i cittadini è troppo presto. Ci sono ancora dei punti di domanda sull'immunità e prima servirebbe una grande campagna di convincimento porta a porta. Riguardo i bambini, i dati dicono che i vaccini a Rna funzionano anche tra 12 e 16 anni. Secondo uno studio norvegese a Bergen la metà dei 16-30enni guariti non ospedalizzati dopo sei mesi ha problemi di gusto, olfatto, problemi di gusto e memoria. Se fosse confermato i giovani sarebbero in pericolo. Va consigliato loro di vaccinarsi per limitare la variante Delta che forse li predilige, evitare la malattia e le sue conseguenze, oltre che per mettere in sicurezza le scuole''.

Fonte: La Stampa →
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