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Giovedì, 20 Gennaio 2022

Le Pussy Riot presentano denuncia alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro la loro condanna

Nel frattempo è stata dimessa dall'ospedale ed è tornata ai lavori forzati Nadja Tolokonnikova, una delle due esponenti che stanno scontando la pena

Le componenti del gruppo punk russo Pussy Riot hanno presentato una denuncia alla Corte europea dei diritti dell'uomo, per la violazione dei loro diritti durante il loro processo in Russia che ha condannato due delle tre ragazze del gruppo a due anni di carcere duro in una colonia penale. Nel frattempo è stata dimessa dall'ospedale ed è tornata ai lavori forzati Nadja Tolokonnikova, una delle due esponenti che stanno scontando la pena. Nadja era stata ricoverata per un check up nell'ospedale della colonia penale per dei frequenti mal di testa.

Nel loro appello a Strasburgo le tre Pussy Riot denunciano che il tribunale di Mosca ha violato diverse disposizioni della Convenzione europea che garantisce la libertà personale, la libertà di espressione, il diritto a un processo equo e il divieto di tortura.

Le tre giovani donne (due delle quali sono anche madri di bambini piccoli) sono state condannate nel mese di agosto da un tribunale di Mosca a due anni di lavori forzati per "teppismo" e "incitamento all'odio religioso", dopo l'esecuzione a febbraio di una "preghiera anti Putin" nella principale cattedrale della capitale. Dopo l'udienza di appello nel mese di ottobre una di loro, Ekaterina Samutsevitch, si è vista sospesa la pena ed è stata rilasciata, dopo aver cambiato strategia difensiva e avvocato.

Secondo i legali delle tre ragazze la "preghiera punk" era una manifestazione artistica e politica, il cui obiettivo non era offendere i sentimenti dei credenti, perciò la performance non doveva essere presa in considerazione al di fuori del contesto politico. Nessuno degli esperti nominati per esaminare il video sono stati ascoltati durante il processo, sottolineano poi i legali, che denunciano le condizioni "umilianti" imposte alle ragazze nelle udienze, nel corso della quali venivano rinchiuse in una gabbia di vetro.

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