Domenica, 29 Novembre 2020

Chi c'è dietro Radio Maria

874 frequenze, circa 80 proprietà immobiliari, bilanci milionari Tra complotti e antiabortisti l’emittente cattolica insidia il primato della Ra

Il suo direttore Don Livio Fanzaga è convinto che il coronavirus sia "effetto di un complotto mondiale delle élite per conquistare, sotto l’impulso di Satana, il mondo entro il 2021”. Ma dietro Radio Maria, raccontano oggi Fabio Tonacci e Giuliano Foschini su Repubblica, c'è di più. L’emittente comunitaria ha 874 impianti sparsi per l’Italia e fino al 2016 ha goduto di contributi statali che oscillavano tra i 500mila e gli 800mila euro annui. Ma non è il finanziamento pubblico il segreto del successo: 

«Ogni giorno - racconta a Repubblica un ex dipendente della radio - arrivavano sacchi di lettere: all’interno preghiere, santini. E anche denaro. Erano tutte donazioni». Radio Maria si finanzia principalmente con i soldi dei suoi ascoltatori. C’è un conto corrente postale, ma si può pagare anche con la carta di credito e tramite bonifico.

«All’inizio del lockdown - spiega una fonte interna - don Livio era preoccupato che i nostri ascoltatori, per lo più anziani, malati e persone sole, non potessero andare più alla posta. Così ha messo su un call center». Non per sostenere gli anziani durante la pandemia. Ma per questo: «A causa del coronavirus molti ascoltatori non possono andare in posta per il bollettino a favore di Radio Maria. Si potrebbe superare la difficoltà con un “Sepa straordinario” mantenendo la donazione abituale».

Radio Maria ha un patrimonio immobiliare, frutto delle donazioni degli ascoltatori, da una decina di milioni di euro: 26 terreni e 47 fabbricati, da Trani alla Sardegna, dalla Lombardia alla Sicilia. Tre milioni delle loro uscite riguardano la “gestione ordinaria” tra stipendi (1 milione e 250) consulenze amministrative e legali (807mila), informatiche (489mila) e spese legali (317mila).

Il capitolo più interessante sono però i 5,6 milioni indicati come “Progetti di cooperazione e comunicazione”. Al netto di 7mila euro spesi in beneficenza, Radio Maria fa sapere di aver distribuito cinquemila radioline e settemila libretti di preghiera, di aver speso 2,8 milioni per “progetti di terzi” senza specificare quali, di avere versato 2,2 milioni per la quota associativa della World Familiy e 600mila per la Fondazione Formare. I soldi però non sono mai andati via. World Family e Formare altro non sono che costole, costosissime, delle radio più grande d’Italia. La radio di don Livio.

Il direttore di Radio Maria: "Il coronavirus è un progetto criminale per ridurci a zombie"

Fonte: La Repubblica →
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