Martedì, 2 Marzo 2021
Stalking

Raffaele Nugnes: l'uomo che aveva reso un incubo la vita di Giorgia Meloni

I giudici della prima sezione penale della Corte d’appello di Roma hanno condannato lo stalker a due anni di reclusione più uno di ricovero in una Rems (Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza): una vicenda angosciante

E' stata confermata anche in appello la condanna per l’uomo accusato di stalking contro la deputata Giorgia Meloni. I giudici della prima sezione penale della Corte d’appello di Roma hanno condannato Raffaele Nugnes a due anni di reclusione più uno di ricovero in una Rems (Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza). Per l’uomo in primo grado era stato infatti riconosciuto il vizio parziale di mente e quindi terminati i due anni di reclusione dovrà stare in una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi.

Condannato Raffaele Nugnes, lo stalker della Meloni

Ripercorriamo la brutta vicenda. L’uomo, di origini casertane, aveva scritto messaggi minatori e diffamatori sulla propria pagina Facebook contro la leader di FdI, parte civile nel procedimento. Giorgia Meloni in udienza aveva spiegato di aver appreso dei messaggi di minaccia solo quando era stata allertata dalla Digos. "Sono molto soddisfatto che anche la Corte di Appello abbia riconosciuto la fondatezza delle nostre argomentazioni" commenta l'avvocato della Meloni, Urbano Del Balzo.

Per la deputata è stato un lungo incubo. "La notte non dormo, questa vicenda mi ha segnato - aveva raccontato in Aula - Ho paura per mia figlia che ha solo 3 anni". Nugnes era arrivato a sostenere di essere il padre della figlia di Meloni, si legge oggi sul Corriere della Sera.

Un suo video di questo tenore venne segnalato due anni fa alla sorella di Meloni negli stessi giorni in cui la politica veniva allertata dalla Digos. Quella di Nugnes era una vera ossessione. E anche dopo un foglio di via obbligatorio emesso a suo carico con divieto di ritorno per due anni nella provincia di Roma, dopo che era stato fermato per due volte alla sta- zione Termini dagli agenti della polfer e su segnalazione di sua sorella, aveva continua- to a insistere.

Venne arrestato un anno e mezzo fa: "Lui ha sempre affermato che gli ho strappato la figlia e che prima o poi sarebbe venuto a riprendersela a Roma, sapeva in che quartiere abitassi — testimoniò al processo Meloni —. Io vivo spesso fuori casa e il mio stato d’ansia è enormemente cresciuto, ho dovuto prendere particolari cautele. Non bastava più la babysitter per controllare mia figlia, il mio modo di vivere è ovviamente cambiato".

Fonte: Corriere della Sera →
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