Martedì, 20 Aprile 2021

Malta-Italia, dietro la guerra sui migranti tanti affari (anche sporchi)

Fu il nostro paese a spingere l'Isola dentro l'Ue. E oggi "guadagniamo" 1 miliardo l'anno in scambi commerciali. Ma non solo: tra giri vorticosi di denaro e trivellazioni di petrolio, la lista dei rapporti è lunga. E non sempre sono leciti

La Velletta

Da EuropaTodayLa vicenda della nave Aquarius carica di migranti che il ministro degli Interni Matteo Salvini vorrebbe fare attraccare a Malta riporta in auge una vecchia diatriba tra La Valletta e Roma sulle competenze in materia di accoglienza. Una diatriba che, al di là delle ragioni dell’una e dell’altra parte, nasconde sullo sfondo un intreccio fitto di scambi commerciali, giacimenti petroliferi, giri vorticosi di denaro e malavita. E volendo restare in tema di flussi migratori nel Mediterraneo, ci sono anche i molto opachi rapporti tra l’Isola e la complessa situazione politica in Libia, snodo nevralgico dei migranti verso l’Italia.

Gli scambi commerciali

Per iniziare, si può partire da un dato di fondo: Malta è una fonte di business per l’Italia. E viceversa. Il nostro paese, infatti, è il principale partner commerciale dell’Isola. Secondo le stime della Farnesina, Malta acquista prodotti italiani per un valore di 1,6 miliardi di euro all’anno. Il valore dell’import maltese in Italia, invece, si ferma a 455 milioni. In sostanza, con l’Isola abbiamo un “profitto” commerciale superiore a 1 miliardo. Per intenderci, con la Russia tra import ed export “perdiamo” 5 miliardi circa l’anno dato che acquistiamo da Mosca più di quanto vendiamo.

Il petrolio

Non è un caso che sia stata proprio l’Italia a sostenere il processo di adesione di Malta alla Cee e da qui all’Unione europea. E non è un caso che il nostro paese, in seguito a una serie di accordi bilaterali, abbia fornito copertura militare e geopolitica al piccolo Stato. Come accadde quando La Valletta si affidò all’Eni per contrastare le pretese della Libia di Gheddafi sui suoi giacimenti petroliferi (una vicenda ancora oggi oscura che, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe legata persino alla strage di Ustica). 

Già, la questione energetica. Per quanto vicini, Roma e La Valletta non hanno mancato di litigare quando si è trattato di giacimenti petroliferi nel Mediterraneo: il problema è sempre lo stesso, ossia la mancanza di un accordo sul confine marino tra i due Stati. Nel 2012, l’allora ministro del governo Monti per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, estese unilateralmente la giurisdizione italiana sulla piattaforma continentale in un tratto di mare a sud-est della Sicilia (“Zona marina C – Settore sud”), arrivando a sovrapporsi alle acque rivendicate da Malta, inclusi i banchi di Medina dove da decenni si sospetta possano esserci importanti giacimenti.

I migranti

Le tensioni si alleviarono negli anni del governo Renzi, tanto che Il Giornale denunciò che i due paesi avevano stretto un accordo di scambio migranti-petrolio: all’Italia i migranti di Malta in cambio dello sfruttamento dei giacimenti. Una denuncia mai confermata e che, guardando all’entità della posta in gioco, appare quanto meno improbabile. Più probabile, semmai, che il nostro paese, anche visti gli interessi economici con l’Isola dei Cavalieri, abbia chiuso un occhio sulle responsabilità de La Valletta in termini di accoglienza per mantenere buoni rapporti su fronti ben più interessanti dal punto di vista economico. Del resto, a dirla tutta, la percentuale di rifugiati a Malta è ben più alta di quella italiana: il 18,3 per cento contro il nostro 2,4 (dati Unhcr). Insomma, la leva della solidarietà forse sarebbe meglio usarla altrove in Europa.

La Libia

Semmai, con La Valletta sarebbe utile capire che ruolo questo piccolo Stato svolge nei rapporti con la Libia. Un articolo di Rolla Scolari sulla Stampa di qualche tempo fa ricorda i rapporti dell’Isola con Tripoli: “da quando il 21 febbraio 2011, pochi giorni dopo l’inizio della rivoluzione (contro Gheddafi, ndr), due caccia libici hanno rifiutato un ordine diretto di sparare sui manifestanti a Bengasi, rifugiandosi a La Valletta, Malta è diventata per la divisa Libia un ponte verso l’Europa: prima via di fuga di centinaia di lavoratori stranieri evacuati durante i combattimenti, poi scalo e luogo di incontro”

Fonte: EuropaToday →
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