Reddito di cittadinanza, l'ultima beffa: la fase due è un incubo (per chi cerca lavoro)

I navigator non solo non stanno parlando con le imprese per comprendere le loro esigenze e intermediare fra loro e i disoccupati; non sanno neanche come si fa: aspettano corsi che ancora non sono iniziati

Patti per il lavoro e servizi sociali: dietro queste due formule si cela la fase due del reddito di cittadinanza, ovvero la trasformazione di quello che ad ora è a tutti gli effetti un sussidio statale in una misura proattiva per impiegare disoccupati e i tanti italiani esclusi dal mercato del lavoro.

Un compito che spetta ai navigator e ai centri per l'impiego ma come dimostrato dal Corriere della sera si tratta di un impegno davvero gravoso e ricco di incognite. 

Diego e Francesco sono navigator del centro per l’impiego di Penne, in Abruzzo, e ogni mattina da sei mesi convocano sei o sette beneficiari del reddito di cittadinanza: "Poiché rischiano di perdere l’assegno se spariscono, si presentano quasi sempre".

"I giovani sono rari. La figura tipica è la madre di mezza età, spesso single, titolo di studio basso, figlia di agricoltori che hanno lasciato una casa impossibile da vendere e impossibile da mantenere, esperienza in negozi o bar, figli minorenni o comunque agli studi. Queste donne sono in trappola. Poiché non lavorano, non possono permettersi un’auto e poiché non l’hanno un’auto, non possono lavorare dove non arriva il bus. Poiché non sono giovani, non possono competere con le ragazze e più il tempo passa dall’ultimo giorno in cui lavorarono, più diventano inoccupabili".

Tuttavia gli strumenti a disposizione dei navigator sono datati, sul pc gira un software vecchio di undici anni e spesso si blocca. E  la realtà delle politiche attive è molto più complicata di quanto il governo voglia far credere. 

I pilastri del "patto il lavoro" che quasi tutti firmano sarebbero infatti cinque, ma solo uno è in piedi:

l’azienda che assume il disoccupato in modo permanente può usare il suo reddito di cittadinanza, fino a esaurimento, per versare i contributi;

il premio in denaro all’agenzia che trova il posto è bloccato perché, incredibilmente, manca il decreto attuativo;

i "progetti di utilità collettiva", nuovi lavori socialmente utili da affidare ai percettori del reddito, non partono perché il decreto ad hoc è appena stato varato e mancano i piani dei comuni;

i progetti pubblici di formazione per i disoccupati sono quasi solo sulla carta.

Inoltre emerge un'altra realta ancora più struggente: i navigator non solo non stanno parlando con le imprese per comprendere le loro esigenze e intermediare fra loro e i disoccupati; non sanno neanche come si fa: aspettano corsi che ancora non sono iniziati.

Molti navigator sotto sotto sono nervosi anche per un altro motivo: nel loro contratto di collaborazione con Anpal Servizi è scritto che entro fine incarico, fra 18 mesi, devono aver segnalato almeno una "offerta congrua" a ogni disoccupato. Altrimenti rischiano sanzioni, benché anche quelle per ora restino imprecisate.

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Fonte: Corriere.it →

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