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Giovedì, 22 Febbraio 2024

Catalogna verso l'indipendenza: la Spagna perderà il 20 per cento del Pil

Si voterà il 9 novembre 2014 ma la data non è stata avallata dal governo centrale. Pagina 99 racconta le tensioni della Catalogna di oggi

Si scalda l'atmosfera a Barcellona e Madrid in vista del referendum per l'indipendenza della Catalunya.

Si voterà il 9 novembre 2014 ma la data non è stata avallata dal governo centrale. Un muro contro muro che non porterà a nulla di buono, e l'eventuale indipendenza della regione avrebbe conseguenze nefaste sull'economia della Spagna. Per la Spagna perdere Catalunya significherebbe rinunciare al 20% del Pil.  Catalunya è già una macroregione autonoma sotto tanti aspetti, ma pensare all'indipendenza senza che ci sia l'ok del governo di Madrid è impensabile.

Pagina 99 approfondisce l'argomento:

Joan Subirats è titolare della cattedra in Scienze politiche all’Università autonoma di Barcellona ed è editorialista di El Pais. Da sempre vicino ai movimenti sociali, conosce da vicino il dibattito che coinvolge la cittadinanza. «Il fronte che sostiene il referendum non mostra segnali di rottura – dice a Pagina99 – Ci sono dei conflitti molto precisi sulle questioni e le tematiche sociali, ma tutti capiscono che la vicenda del referendum è un’opportunità di reset democratico. Il punto forte di quest’unità politica è tutto in una frase: vogliamo decidere del nostro futuro».

A spingere per il referendum e per l'indipendenza è gran parte della politica regionale catalana. Lo dicono i numeri: sono a favore forze nazionaliste e indipendentiste di sinistra; da Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) alle liste movimentiste della Cup guidate da David Fernandez, Iniciativa per Catalunya, ma soprattutto Convergencia y Uniò del presidente catalano Artur Mas. Stiamo parlando di 88 seggi su 135 del parlamento regionale

C’è chi ha visto la crisi economica come miccia per la nuova vampata rivendicativa catalana, oltre a una storica disputa sul gettito fiscale che dalle casse catalane viaggia verso lo stato centrale, che a sua volta restituisce una parte inferiore nei servizi di sua competenza. E in questi mesi la carta di un possibile futuro bilancio di un nuovo stato ha scatenato le fondazioni dei partiti politici centralisti (come Faes, guidato dall’ex premier José Maria Aznar) nella redazione di capziosi documenti che sostengono la catastrofe per chi si vuole avventurare nella strada dell’indipendenza.

Fonte: Pagina 99 →
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