Sabato, 5 Dicembre 2020

Il paese senza asili pubblici dove i genitori devono licenziarsi per crescere i figli

A Reggio Calabria è emergenza asili nido: nell'ultimo anno sono stati chiusi gli unici tre nidi disponibili e ora i bimbi (con i loro genitori) sono costretti a restare a casa

Due chiusi perché inagibili, un terzo "dimenticato" perché non c'erano più i soldi per la convenzione. A Reggio Calabria, provincia pronta a diventare città metropolitana, non esistono più asili nidi pubblici. Gli ultimi tre che erano rimasti in vita sono stati chiusi nel giro degli ultimi dodici mesi per mancanza di fondi e per carenze strutturali. Ora la situazione è paradossale: chi riesce a pagare quattrocento euro al mese per un nido privato può stare tranquillo. Chi, e sono tanti, invece non ce la fa deve trovare una soluzione alternativa, molto spesso drastica, come lasciare il lavoro. 

Fino a giugno 2012 - ricostruisce il Corriere.it - le famiglie meno abbienti reggine potevano contare su due strutture pubbliche, quella di Archi e Gebbione, zone ad alta densità mafiosa. Centoventi posti in tutto a fronte di una domanda che sfiora le cinquemila richieste. I due asili a giugno del 2012 sono stati chiusi ufficialmente perché inagibili. Un terzo, nato per ospitare i figli dei dipendenti comunali, degli avvocati e cancellieri che frequentano il Centro Direzionale, ha chiuso i battenti la scorsa estate. Non c’erano più i soldi per la nuova convenzione. E così i venticinque bambini non hanno più un luogo per giocare.

In una città commissariata per infiltrazione mafiose questa situazione d'emergenza non sorprende. Sorprende, però, che nell'ultima riunione della Commissione Straordinaria, quella sui servizi dell'infanzia, non sia stato dato spazio a nessun genitore. 

Questo - prosegue il Corriere - ha scatenato l’ira delle famiglie che attraverso una petizione pubblica hanno deciso di chiamare a raccolta la città. In loro aiuto è scesa in campo Actionaid l’organizzazione mondiale che si dedica alle persone bisognose e tutela i diritti negati. La responsabile reggina Eleonora Scrivo ha affermato che esiste uno stanziamento del Ministero della Coesione di un milione e trecentomila euro per la città con la specifica destinazione che riguarda appunto la costruzione di nuovi nidi pubblici e la manutenzione di quelli esistenti. Tra bandi, appalti che da queste parti vanno monitorati con oculatezza, viste le dinamiche che hanno condotto allo scioglimento del consiglio comunale per mafia, di tempo ne passerà. Le previsioni per la realizzazione di queste opere dicono che non saranno ultimate prima della fine del prossimo anno". 

Intanto i bimbi restano a casa. E i genitori anche. 

Fonte: Corriere.it →
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