Martedì, 24 Novembre 2020

Riders, non chiamateli fattorini: "E' un lavoro precario, ma guadagniamo bene"

Su RomaToday le esperienze di Simone e Roberto, riders per due aziende diverse: uno accetterebbe il contratto annunciato dal presidente Zingaretti, l'altro no. Ecco perché

Dal Ministro del Lavoro Luigi Di Maio al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, i rappresentanti nazionali e locali delle istituzioni dicono di aver segnato sotto la voce “priorità” la questione riguardante il lavoro digitale, che negli ultimi tempi s’è incarnato in una parola: “rider”.

Abbiamo parlato con alcuni di loro e il quadro socio-economico venuto fuori da queste interviste non combacia con quello sbandierato e denunciato da più parti. Almeno non del tutto. E neanche il profilo del "classico fattorino" è tracciabile. C’è una differenza di genere sostanziale nel senso che trovare una “rider” donna è statisticamente quotato 1 a 100 ma, per il resto, come età, estrazione sociale, formazione, pare esserci di tutto. Dallo studente che arrotonda al 50enne che ha perso (o lasciato) il lavoro precedente.

Simone, 35 anni, Glovo

“Faccio questo lavoro da fine settembre scorso – esordisce Simone, un ragazzo in attesa di nuove consegne da fare per Glovo – Ero andato via da una pizzeria perché non mi pagavano più. Avevo un motorino e già l’idea di mettermi a fare il pony express quando, su un noto sito di annunci, trovo l’offerta di Glovo. Inizialmente pensavo di farlo come secondo lavoro continuando ad occuparmi principalmente di cucina, poi vedendo che la paga orario era abbastanza buona, con una media oraria di 9 euro, ho cambiato idea. Naturalmente tutto dipende dagli ordini, ma quelli non mancano”.

Trovarlo in “pausa” infatti è stato strano, perché lui è uno stakanovista e anche perché la società Glovo non si occupa solo del settore food, ma opera consegne di ogni genere da Roma Sud a Roma Nord, per quanto riguarda la capitale. “Io mi trovo bene, è una nuova modalità di lavoro alla quale ci si deve abituare, perché è ripetitiva ed usurante; ma qui scelgo io i miei orari tramite un calendario online. Ognuno, in base al punteggio che ha accumulato, può prenotare le migliori fasce orarie, dalle 9 di mattina fino alle 3 di notte, per un massimo di 13 ore al giorno”.

Tredici? “Sì, ma puoi lavorare anche un’ora a settimana, dipende da te e dalle tue esigenze. Anzi, dato che ora siamo sempre di più, i nuovi con punteggio basso a volte rischiano di non trovare abbastanza ore libere”. Da qui l’idea di iscriversi a più piattaforme contemporaneamente: “Sì, anche io l’ho fatto, con Deliveroo. Mi hanno inviato cubo ed equipaggiamento, ma è ancora tutto imballato perché lavoro così tanto con Glovo che non ho mai ore da coprire”.

Simone lavora tanto, ma non guadagna poco quanto si è portati a pensare: “Io arrivo a 2500 euro al mese, a cui tra usura del mezzo, benzina e tasse bisogna togliere al massimo 5-600 euro”. Di conseguenza 1900-2000 euro, al “rider” Simone, che gira con il suo motorino 13 ore al giorno, entrano puliti. Chi scrive e molti altri come lui, pur lavorando le stesse ore, queste cifre non le hanno non solo mai viste, ma neanche potute immaginare.

Ma arriviamo alla domanda fatidica, alla quale non tutti hanno risposto come ci si aspetterebbe: accetteresti un contratto per avere maggiori garanzie come quello che pare essere all’orizzonte, anche se ciò dovesse comportare un guadagno inferiore? “Saremmo sicuramente più tutelati e avremmo meno pressione nel fare le consegne, quindi io accetterei anche se dovessi guadagnare in meno. Avrei ferie, malattie etc., invece ora devi gestirti in tutto e per tutto ed essere molto previdente. Se resti senza soldi per mettere benzina non lavori e quindi non guadagni; capita spesso che tra di noi qualcuno chieda un piccolo “prestito” per la benzina”.

Roberto, 47 anni, Deliveroo

Così parlò Simone, facendoci ricredere su diÈverse cose. Mai quanto Roberto però, 47enne “rider” per la tanto discussa Deliveroo, dopo un’esperienza con Glovo.

Fonte: RomaToday →
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