Lunedì, 1 Marzo 2021
Verità e giustizia / Genova

Roberto Battiloro: il papà della vittima del Ponte Morandi che ha detto no a un milione di risarcimento

Torna a Genova per l’incidente probatorio sulle cause della tragedia del 14 agosto 2018: "La vita di mio figlio non ha prezzo, voglio prima verità e giustizia" dice al Corriere della Sera. E' l'unico ad aver prodotto una consulenza di parte

Roberto Battiloro, padre di Giovanni, è tornato a Genova per l’incidente probatorio sulle cause della tragedia del 14 agosto 2018 in cui morì il figlio. Come racconta lui stesso al Corriere della Sera, un milione di euro è stata l'offerta presentatagli per mettere la parola fine alla vicenda. Ha detto di no.

Genova, la battaglia di Roberto Battiloro per avere giustizia

"La vita di mio figlio non ha prezzo, voglio prima verità e giustizia". Giovanni aveva solo 29 anni ed era un videomaker di Torre del Greco. Stava andando in Spagna con gli amici. Sono tutti morti. Roberto Battiloro lavora per la Rai a Napoli. Nel capoluogo ligure ci torna ora, per la prima volta dal dramma immane che ha sconvolto la sua famiglia. "Non dormo da una settimana per questo appuntamento: inizia il processo ai responsabili del delitto di Giovanni".

Oggi c'è il secondo incidente probatorio nell’ambito del procedimento per il disastro. Si deve stabilire quale sia stata la causa del disastro. Gli avvocati degli indagati, i periti del giudice, i consulenti delle difese, i magistrati, tutti sotto la tensostruttura anti Covid allestita a tempo di record nel cortile del Palazzo di giustizia.

Battiloro è tra i pochissimi parenti delle vittime presenti. E' l'unico ad aver prodotto una consulenza di parte. "Siamo in linea con i periti del giudice", dice. La causa del crollo sarebbe da rintracciare in più fattori: "Lo strallo malato, la ruggine, l’incuria, il risparmio sulle manutenzioni per i dividendi. Il mio avvocato lo sa dire meglio (“Sì, concause che partono dal progetto sbagliato di un ponte che doveva durare 20 anni, non 50”, conferma Cirillo che è in macchina con lui verso Genova)".

Come vive questo ritorno a Genova?
«Con grande angoscia, sto cercando di controllare le emozioni. L’ultima volta che ero lì mi sono trovato a vegliare su 40 bare... Ci andiamo in macchina ma eviteremo il nuovo ponte. Ho studiato la mappa, usciamo prima dall’autostrada e facciamo l’interno. Non voglio passare da lì».

Perché?
«Perché mi ricorda che la giustizia non è stata veloce quanto la ricostruzione. Il problema è irrisolto e c’è ancora chi prende i pedaggi per il transito».

Non ha accettato il risarcimento, gli avvocati di Aspi gli avrebbero offerto soldi, tanti soldi ("un milione di euro”, dice l’avvocato). Vuole giustizia, per quel figlio che "sognava di fare il giornalista" e "sognava un mondo più equo e legale".

Fonte: Corriere della Sera →
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