Mercoledì, 12 Maggio 2021

Parla il figlio di Rocco Greco, l'imprenditore suicida: ''Papà tradito dallo Stato''

In un'intervista a Repubblica Francesco Greco ha parlato dell'odissea giudiziaria vissuta dal padre, che mercoledì scorso si è tolto la vita: ''La sentenza di assoluzione era il caposaldo della sua difesa. Lo Stato ha fatto peggio della mafia''

Ercolano dice no al pizzo abbassando le serrande dei suoi negozi. ANSA/CESARE ABBATE

''Ho sempre avuto il dubbio che i giudici non l'abbiano letta attentamente quella sentenza. E oggi credo di poter affermare che mio padre sia stato ucciso anche da una giustizia ingiusta e superficiale. Mi addolora dirlo, ma in questo caso lo Stato è riuscito a fare più male della mafia. I boss avevano provato a delegittimare mio padre, le istituzioni ci sono riuscite. Quella sentenza di assoluzione era il caposaldo della sua difesa'': a parlare in un'intervista a Repubblica è Francesco Greco, figlio di Rocco Greco, l'imprenditore di Gela che mercoledì 27 febbraio si è tolto la vita.

Rocco Greco aveva denunciato i boss mafiosi ed era poi a sua volta stato accusato di avere rapporti con i boss. Il Tribunale lo aveva assolto ma la sentenza non è bastata per impedire alla Prefettura di prevedere l'interdittiva per la sua azienda. Un provvedimento che gli aveva fatto perdere tutti gli appalti.

Il figlio di Rocco Greco: ''Papà era tormentato''

"Papà era tormentato - aggiunge il figlio Francesco - Pensava ai suoi tre figli, l'azienda di famiglia sembrava distrutta. A mia madre aveva detto: 'Il problema sono diventato io. Se mi faccio da parte, tutto si sistemerà'. Ma nessuno pensava che arrivasse a tanto. Evidentemente, si sentiva umiliato: da cittadino coraggioso che aveva denunciato il pizzo, facendo arrestare undici mafiosi, a imprenditore costretto a chiudere i cantieri nel giro di un fine settimana. Come fosse marchiato. Un'interdittiva adottata con superficialità non può causare la chiusura di un'azienda". "Il ministero dell'Interno ha schiacciato mio padre con una manciata di parole, parole vuote", prosegue.

"Lo avevano messo al bando, come fosse un delinquente, dicendo che aveva avuto 'atteggiamenti di supina condiscendenza nei confronti di esponenti di spicco della criminalità organizzata gelese' - continua Francesco Greco - Hanno dimenticato che nel 2007 mio padre aveva denunciato i boss del pizzo. Hanno dimenticato pure di averlo risarcito, in quanto vittima della mafia".

Fonte: La Repubblica →
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