Martedì, 24 Novembre 2020

Sequestro di persona o scelta politica: cosa succederà nel processo a Salvini a Catania

I giudici dovranno decidere: secondo l'accusa la mancata autorizzazione allo sbarco da parte dell’ex ministro provocò una «situazione di costrizione a bordo delle persone soccorse, con conseguente apprezzabile limitazione della libertà di movimento dei migranti»

Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera oggi spiega cosa succederà nel processo a Matteo Salvini per la nave Gregoretti che si apre domani a Catania e cosa c'è in ballo. I giudici dovranno decidere se aver tenuto131 migranti a bordo  tra il 27 e il 31 luglio 2019 sia stato una scelta politica o un sequestro di persona. 

Il quotidiano spiega che secondo l'accusa la mancata autorizzazione allo sbarco da parte dell’ex ministro provocò una «situazione di costrizione a bordo delle persone soccorse, con conseguente apprezzabile limitazione della libertà di movimento dei migranti», trattenuti in «condizione di disagio e sofferenza», nonostante dopo il soccorso l’Italia avesse «l’obbligo giuridico a rilasciare il Pos», vale a dire l’indicazione del luogo sicuro (Place of safety) dove accogliere i naufraghi.

La difesa di Salvini ribatte che, stando alle convenzioni internazionali, «un luogo sicuro potrebbe non essere necessariamente sulla terraferma»; anche la Gregoretti lo era, visto che ai migranti «furono garantiti» cure mediche e cibo: «Tre pasti al giorno preparati in ottime condizioni igienico-sanitarie».

L’istruttoria dei giudici per i reati ministeriali ha accertato come «non vi fossero ragioni tecniche ostative all’autorizzazione allo sbarco», ritardato solo dalla «volontà politica del senatore Salvini di chiedere ai partner europei una comune assunzione di responsabilità del problema della gestione dei flussi migratori, sollecitando una redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia».

Tuttavia quella volontà non era «incompatibile con il rispetto delle convenzioni internazionali vigenti», perché «le persone soccorse potevano tempestivamente essere sbarcate e avviate all’hotspot di prima accoglienza per l’identificazione, salvo poi essere smistate secondo gli accordi eventualmente raggiunti a livello europeo»:

Replica l’ex ministro: diversi «rappresentanti del governo» si impegnarono in quei giorni per far seguire allo sbarco una «ricollocazione sul territorio europeo». Ne consegue che «la permanenza dei migranti a bordo della Gregoretti fosse giustificata dal legittimo svolgimento di una fase interna al procedimento di accoglienza dei cittadini di Paesi terzi nell’ambito dell’Unione Europea».

Durante l’istruttoria condotta dal tribunale dei ministri, nessuno dei testimoni ascoltati «ha riferito informazioni sulla possibile presenza, tra i soggetti soccorsi, di persone pericolose per la sicurezza e l’ordine pubblico nazionale». Il che significa che la posizione del ministro non era dettata da «problemi di ordine pubblico in senso stretto».

La difesa di Salvini, invece, sostiene che dopo il salvataggio fu trovato uno zainetto con due dispositivi Gps per l’orientamento in mare, indizio di una «probabile presenza a bordo, tra i migranti, degli scafisti responsabili del traffico». Un sospetto che «imponeva la massima cautela nello sbarco».

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Fonte: Corriere della Sera →
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