Venerdì, 4 Dicembre 2020

Chi finisce in terapia intensiva nella seconda ondata

Tra i ricoverati in rianimazione ci sono anche cinquantenni e sessantenni mentre nella prima ondata gli assistiti erano prevalentemente più anziani: il virus sta circolando in fasce della popolazione di età più bassa rispetto a quelle colpite nella prima ondata

I contagi aumentano a colpi di 10mila al giorno, l'Italia sta chiudendo, senza lockdown ma con corpifuoco regionali e altre strette. Un nuovo Dpcm è atteso forse già per il 25 ottobre prossimo, domenica sera. Il dato che più preoccupa è la costante crescita di ricoveri e soprattutto di pazienti in terapia intensiva. Siamo ancora lontani dagli oltre 4mila di aprile, ma il trend non è buono. Chi è che finisce oggi in terapia intensiva, nella seconda ondata italiana?

Le terapie intensive nella seconda ondata

Ora tra i ricoverati in rianimazione ci sono anche cinquantenni e sessantenni mentre nella prima ondata gli assistiti erano prevalentemente più anziani. Come racconta Michele Bocci su Repubblica quest'oggi, ci sono pazienti intubati ma anche altri assistiti con tecniche meno invasive per supportare
la respirazione come ad esempio il casco. Servirebbero più rianimatori, il personale è contato.

Molti non hanno problemi di salute pregressi, quindi il decorso molto spesso è favorevole, anche perché siamo diventati capaci di intercettare prima la malattia, e di conseguenza di curarla molto meglio. Sono 870 i letti occupati in tutta Italia nelle terapie intensive: sono disponibili in tutto 6.628 che possono diventare almeno 8.288 o addirittura quasi 10mila

Il primario Mario Tavola dell'ospedale di Lecco dice: "Vedevamo soprattutto anziani, oggi i pazienti hanno da 45 a 68 anni. Sì, seguiamo persone più giovani che per questo motivo hanno un rischio di mortalità più basso, anche se sviluppano una malattia comunque importante". I primario della rianimazione Covid del Santa Chiara di Pisa, Paolo Malacarne, delinea uno scenario simile

"Vedo pazienti più giovani, mediamente meno gravi anche se qualcuno è in condizioni più critiche. Una volta qui non arrivavano nemmeno i sessantenni ma persone più anziane. Adesso invece ne ho ricoverati due e abbiamo assistito anche cinquantenni. Le immagini delle tac ai polmoni sono simili a quelle di marzo ma visto che spesso le persone colpite sono più sane, hanno maggiori probabilità di farcela".

I pazienti delle terapie intensive sono più giovani in queste fase perché il virus sta circolando in fasce della popolazione di età più bassa rispetto a quelle colpite nella prima ondata della primavera drammatica che abbiamo alle spalle. Ma come dice al quotidiano romano Massimo Antonelli, primario dell’anestesia del Gemelli e membro del Cts: "Però ci sono anche pazienti le cui condizioni precipitano in poco tempo". Sarà un lungo autunno.

Verso un nuovo Dpcm entro domenica 25 ottobre

Fonte: La Repubblica →
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