Martedì, 2 Marzo 2021

"Ci aspettano 7-8 mesi di emergenza con il coltello tra i denti"

Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute: "È vero, i numeri sembrano quelli di aprile, ma non c’è lo stesso andamento del virus, perché non corrispondono al numero dei ricoveri, delle persone in terapia intensiva, dei morti"

Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute e medico chirurgo, rilascia oggi un'intervista al Corriere della Sera nella quale predica calma e spiega che dovremo stare altri 7-8 mesi in emergenza prima di vedere la luce: : «È vero, i numeri sembrano quelli di aprile, ma non c’è lo stesso andamento del virus, perché non corrispondono al numero dei ricoveri, delle persone in terapia intensiva, dei morti: i casi positivi continueranno a salire, non possiamo pensare che ciò che sta accadendo nel resto d’Europa non accadrà anche qui, ma succederà più lentamente se riusciremo a rispettare le regole. Il virus circola e, come bene ha detto il ministro Roberto Speranza, dovremo stare per almeno altri 7-8 mesi con il coltello tra i denti, ma per questo va tenuta la quotidianità sotto controllo, con test, mascherine e distanziamento», spiega. 

Sostenendo poi che non è possibile per ora dire che torneremo alla situazione di aprile: «Dipenderà dall’andamento del virus, ma ora lo conosciamo e sappiamo affrontarlo: è meno verosimile che entri in un pronto soccorso o nelle case di riposo e crei un focolaio, ora ci sono i protocolli per proteggereipiù deboli». Per quanto riguarda il controllo degli studenti, "Va esteso in tutte le scuole d’Italia, può servire anche come sentinella ripetuta nel tempo per monitorare l’andamento dei contagi, perché i più giovani sono spesso asintomatici ma poi portano il virus in famiglia, molti focolai nascono proprio lì. Serve una consapevolezza del rischio e pensare che la distanza va rispettata anche in casa e con le persone più vicine fino ad usare la mascherina con i nonni al pranzo della domenica". Infine, le mascherine: «Vanno portate sempre, anche se diverse a seconda dei luoghi e delle esigenze: quelle chirurgiche dove c’è meno affollamento; le Ffp2 su bus e metrò». 

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Fonte: Corriere della Sera →
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