Domenica, 20 Giugno 2021

Le "spese folli" delle Regioni: ora Renzi studia un piano per fermarle

Le ambasciate estere locali vengono da molti considerate uno spreco di soldi pubblici. Sergio Rizzo sul Corriere fa qualche esempio...

Il governo Renzi ha un piano per fermare le spese folli delle Regioni. Ne scrive oggi Sergio Rizzo sul Corriere della Sera.

Nel disegno di legge sono previsti tagli ai gruppi consiliari e uno stop alle ambasciate «estere» locali.

Proprio le ambasciate estere locali vengono da molti considerate uno spreco di soldi pubblici. Basti pensare che solo qualche mese fa fa il governatore del Piemonte Roberto Cota era in Giappone con una delegazione del Ceip: Centro estero per l’internazionalizzazione. Una organizzazione regionale che ha il compito di "rafforzare il Made in Piemonte nel mondo".

Scrive Rizzo:

E che dire allora del progetto «Made in Lombardy», finanziato dalla Regione Lombardia tramite la sua Finlombarda? E del Centro estero Umbria, struttura creata nel 2009 dalla Regione per promuovere l’internazionalizzazione delle imprese umbre?

Il problema è che sembra diventata una mania quella delle regioni di crearsi una politica estera autonoma con ambasciate, consolati e via dicendo. Tutto pagato ovviamente dai contribuenti. Non c'è nulla di oscuro o illegale, sia ben chiaro. La modifica del titolo V della Costituzione ha ampliato in modo notevole le competenze delle Regioni. Forse alcune regioni non si sono riuscite a regolare da sole.

Matteo Renzi sta pensando quindi di riportare fra le competenze esclusive dello Stato il commercio con l’estero, con un disegno di legge costituzionale ad hoc.

Gli sprechi appaiono in alcuni casi lampanti: la Campania spende un milione e mezzo di dollari all'anno per l'affitto di un bell'appartamento a New York dove organizzare conferenze rigorosamente in lingua italiana.

Inoltre, il disegno di legge riconosce alle Regioni la «salvaguardia» dell’interesse regionale in tema di formazione professionale. Un autentico buco nero, in particolare al Sud, dove si traduce quasi sempre in un grande business solo per i formatori. In un decennio la Regione siciliana ha speso per la formazione professionale 4 miliardi di euro e il tasso di disoccupazione giovanile in Sicilia è salito al 42 per cento.

Fonte: Corriere della Sera →
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