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Mercoledì, 1 Dicembre 2021

"Grazie" alla riforma Fornero gli stage sono bloccati: le norme non sono chiare

Il responsabile del dipartimento di comunicazione ricerca sociale de La Sapienza di Roma spiega al Fatto Quotidiano: "Se lo Stato impone che gli stagisti siano pagati, il rischio è che nessuna azienda ne richiederà più"

E' paradossale l'effetto della riforma Fornero sugli stage post laurea.

Per legge ormai le aziende sono tenute a retribuire i laureati. Quindi per gli stage vengono chiamati i laureandi, in modo da non dover pagare nulla. Benvenuti in Italia.

Il responsabile del dipartimento di comunicazione ricerca sociale de La Sapienza di Roma spiega al Fatto Quotidiano: "Se lo Stato impone che gli stagisti siano pagati, il rischio è che nessuna azienda ne richiederà più".

La conferenza Stato Regioni dieci mesi fa ha fissato nelle Linee guida l’ammontare minimo del compenso forfettario: 300 euro al mese. Ma ogni regione con una delibera di Giunta ha avuto la possiilità di modificare l'ammontare del rimborso spese.

Scrive Il Fatto:

La Regione Toscana, ad esempio, ha fissato un tetto di 500 euro mentre Lazio e Campania prevedono un compenso di 400, Piemonte e Abruzzo 600. Il punto è che la riforma riguarda soltanto i laureati. Per i laureandi, infatti, vale la vecchia norma: “Possono accedere a uno stage finché sono studenti, senza alcuna retribuzione”. Si chiama tirocinio di formazione curricolare.

“Abbiamo molti stage bloccati”, dichiarano dalla Sapienza. “Tra questi, uno che è alla Commissione europea: intendono retribuire il laureato ma, per motivi burocratici, non può partire finché la Sapienza non recepisce la delibera regionale”. Un testo che secondo gli uffici dell’Ateneo si presta a molte interpretazioni: “La normativa regionale non è chiara. Per quanto riguarda i laureandi, per esempio, se lo stage è finalizzato all’acquisizione di crediti formativi, il pagamento non è previsto mentre, si prevede un compenso per altri tipi di tirocinio”. Per i neo laureati del Lazio si profila così un vero e proprio paradosso. “Avranno meno opportunità di lavoro – racconta un dipendente dell’università – perché di questo passo, purtroppo, non saranno più richiesti dalle aziende”. Come se non bastasse, c’è da fare i conti anche con le lungaggini burocratiche che stanno paralizzando, di fatto, i tirocini per i neo laureati.

Tra ritardi, false partenze, ingorghi burocratici, rimpalli di responsabilità, ci sono mezzo milione di stagisti (300mila nel settore privato secondo un censimento di Unioncamere e circa 200mila tra pubblico e associazioni no profit, secondo il sito specializzato La Repubblica degli stagisti) che nel frattempo stanno perdendo potenziali offerte di lavoro.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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